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Galleria Tassonomica di
Natura Mediterraneo
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mjchesa
Utente V.I.P.
  
Città: Barcelona
111 Messaggi Micologia |
Inserito il - 25 marzo 2010 : 01:05:32
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I licheni di Pandora?
Ciao a tutti!
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Potrebbe essere un lichene?
Saluti!
Maria José
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Modificato da - mjchesa in data 25 marzo 2010 01:07:48 |
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Sonia
Utente Senior
   
Città: Roma
523 Messaggi Tutti i Forum |
Inserito il - 25 marzo 2010 : 14:23:53
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Spero proprio di sì, se no, che mondo perfetto sarebbe?! Bella somiglianza ai podezi a trombetta di Cladonia, no?! |
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nimispl
Utente Senior
   
Città: Trieste
Prov.: Trieste
Regione: Friuli-Venezia Giulia
2313 Messaggi Tutti i Forum |
Inserito il - 25 marzo 2010 : 16:27:52
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...a me invece sembravano gli apoteci di Caloplaca cerina... ciao a tutti PL |
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Sonia
Utente Senior
   
Città: Roma
523 Messaggi Tutti i Forum |
Inserito il - 26 marzo 2010 : 22:10:15
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Insomma, licheni  |
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mjchesa
Utente V.I.P.
  
Città: Barcelona
111 Messaggi Micologia |
Inserito il - 22 novembre 2010 : 22:47:14
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Ciao! I licheni di Jules Verne Leggere questi testi mi ha fatto sognare...
" On sait que dans ces contrées antarctiques, James Ross a trouvé les cratères de l'Érébus et du Terror en pleine activité sur le cent soixante-septième méridien et par 77°32' de latitude. La végétation de ce continent désolé me parut extrêmement restreinte. Quelques lichens de l'espèce Usnea melanoxantha s'étalaient sur les roches noires. Certaines plantules microscopiques, des diatomées rudimentaires, sortes de cellules disposées entre deux coquilles quartzeuses, de longs fucus pourpres et cramoisis, supportés sur de petites vessies natatoires et que le ressac jetait à la côte, composaient toute la maigre flore de cette région." Vingt Mille Lieues sous les mers. 1870.
" Ces apparitions n’étaient pas de nature à égayer le paysage qui devenait profondément triste ; les dernières touffes d’herbes venaient mourir sous nos pieds. Pas un arbre, si ce n’est quelques bouquets de bouleaux nains semblables à des broussailles. Pas un animal, sinon quelques chevaux, de ceux que leur maître ne pouvait nourrir, et qui erraient sur les mornes plaines. Parfois un faucon planait dans les nuages gris et s’enfuyait à tire-d’aile vers les contrées du sud ; je me laissais aller à la mélancolie de cette nature sauvage, et mes souvenirs me ramenaient à mon pays natal. *** L’hôte nous servit une soupe au lichen et point désagréable, puis une énorme portion de poisson sec nageant dans du beurre aigri depuis vingt ans, et par conséquent bien préférable au beurre frais, d’après les idées gastronomiques de l’Islande." Voyage au centre de la Terre. 1864.
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Modificato da - mjchesa in data 22 novembre 2010 22:51:27 |
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Cmb
Moderatore
    

Città: Buers
Prov.: Estero
Regione: Austria
12844 Messaggi Flora e Fauna |
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PUNTILLO
Utente Senior
   
Città: Montalto Uffugo
Prov.: Cosenza
Regione: Calabria
1328 Messaggi Tutti i Forum |
Inserito il - 23 novembre 2010 : 10:41:10
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Oggi siamo in vena poetica. Ecco un'altra poesia di Camillo Sbarbaro (Lichenologo e Poeta):
Addio ai licheni
Ancorato ai licheni mi ha forse la notizia che non si sa cosa siano; ma quel che in essi mi commuove è la prepotenza di vita. In quanti si contendono il mimino spazio! Diversi di forma, di colore, di portamento e, per la scienza, di specie (e quindi di genere, di famiglia, di tribù....) si pigiano in tanti sullo stesso pezzetto di corteccia o di pietra da essere costretti a scavalcarsi ad invadersi a vicenda. E anche più commovente la fertilità per cui in questa calca trovan modo di provvedere ciascuno alla discendenza, coprendosi, sino a sparirvi sotto, di scodelline o verruche o altri ripostigli di semi, di pegni cioè di avvenire: una fertilità che se natura non arginasse finirebbe per vestire e variegare la terra. Misterioso poi come faccia il seme (visibile a forte ingrandimento e misurabile a millesimi di millimetro) a attecchire su rocce refrattarie a ogni altra vegetazione; un seme che per la sua minuzia si immaginerebbe cagionevolissimo e alla mercé della più blanda auretta; e invece, superando ogni contrasto, approda giusto sulla superficie più accetta alla specie, per andar quindi in avanscoperta filiformi manine a saggiare intorno, col compito di predisporre il letto (o matrice) al lichene che vi si insedierà; e che, inerme come lo si figura, morde sin il granito il basalto e, quando occorrerà difendere dalle intemperie la futura prole, li buca. ... Benvenuto amore della mia vita (veduta almeno di scorcio) ha fatto una quasi continua ricreazione, se appena fuori d'un abitato, torno alla mia età!, il fanciullo ammesso a far man bassa in un emporio di giocattoli. Amore platonico, è vero, che si ferma alla superficie, s'appaga di apparenza; ma non invidia chi col lichene entra in intimità; curioso al più come vi riesca. (In uno spessore di carta velina quale è quello della maggior parte dei licheni, l'esperto arriva a distinguere almeno tre stati; di ciascuno descrive la struttura, dettaglia gli elementi: alga, fungo, organi, cristalli; li misura e li saggia a uno a uno con reagenti - sorta, quest'ultima di polizia scientifica che strappa la carta di identità anche alla crosta che per essere sterile deteriorata o fatiscente ne è provvista). E fortuna d'essermi senza volere trovato quasi solo usufruttuario d'un territorio senza confini, in un mondo spezzettato ormai in tante proprietà private, dove non è più palmo che non sia chiuso da cancelli, cinto di filo spinato, ringhioso di cani da guardia; desideroso io solo di qualcosa che nessuno mi disputa, nessuno anzi vede (e se chi passa s'incuriosisce, alla spiegazione sorride incredulo e commiserante). Benedetto amore. Oggi ancora che ho il piede sulla soglia, pochi passi bastano per raggiungere l'uliveto sul mare, dove per ore, in silenzio a tu per tu con una muriccia di fascia, passerò di gioia in sorpresa: gioia di riconoscere e salutare a nome le più di queste ritrose forme di vita e sorpresa ogni tanto di trovare quella che non corrisponde a alcuna delle fisionomie che quarant'anni di amorosa attenzione mi hanno stampato negli occhi. E' quando, non ben persuaso tuttora della liceità del mio gesto, capita mi guardi intorno come un ladruncolo d'uva, sospettoso sbuchi fuori un contadino col forcone; e all'emozione che nell'allungarsi fa tremare la mano, mi senta poco meno d'un abitante in ritardo del Paradiso Terrestre. Anche oggi un lichene nuovo: il mondo non è finito di fare. Finalmente. Leggo in un libro, l'ultimo uscito sulla controversa questione, che il lichene non è una crittogama né un'associazione di due, ma solo un conflitto: un fenomeno dunque... e di distruzione; paragonabile a quello di due sostanze che venute in contatto si elidono. Capisco, adesso, perché questa passione ha attecchito in me così durevolmente: rispondeva a ciò che ho di più vivo, il senso della provvisorietà. Sicchè, per buona parte della vita, avrei raccolto, dato nome, amorosamente messo in serbo....neppure delle nuvole o delle bolle di sapone - che per un poeta sarebbe già bello; ma qualcosa di più inconsistente ancora: delle effervescenze, appunto. Saluto con trasporto la nova interpretazione e la abbraccio: nessun bilancio a tanti anni di ricerche andrebbe più a genio a chi vive nell'attimo.
Camillo Sbarbaro
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PUNTILLO
Utente Senior
   
Città: Montalto Uffugo
Prov.: Cosenza
Regione: Calabria
1328 Messaggi Tutti i Forum |
Inserito il - 23 novembre 2010 : 11:36:57
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In realtà o postato per intero la stessa di Pier. In effetti volevo inserire quest'altra: I Licheni 1
Mi ingombra la stanza, la impregna di sottobosco un erbario di licheni. Sotto specie di schegge di legno, di scaglie di pietra contiene pocomeno un Campionario del Mondo. Perché far raccolta di piante è farla di luoghi. Nulla come la pianta che da sé vi è nata ritiene d’un sito; intrinseca ad esso, come quella che ne ritrae la natura e si risente d’ogni sua circostanza, lo ripropone nel modo più concreto. Con la voce del torrente o il respiro del mare, con l’aria di città o di altura, evoca in chi la colse l’ora e la stagione. Disseccata, serba ancora notizia di come il sole la toccava.
2
Ragazzo, interrogato alla cattedra sull’Orobanche, m’alzai in punta di piedi per vedere dal libro che il maestro teneva aperto davanti, se dovevo rifarmi a parlare da radici o da zampe. Per ciò forse, appena lo studio della botanica cessò d’essere un obbligo, iniziai un erbario. E’ di quegli anni l’incontro esclamativo con la raggiera d’argento, che s’apre raso terra, della Carlina; col fiocco di seta dell’Erioforo; con l’Anagallis tenella “per manine di foglie aggrappate all’argilla, scampanellante d’un umile rosa”. Incontri-apparizione. Di ogni pianta in me ricevevo l’aspetto come lo strato – che la serba per sempre – l’impronta d’una foglia, d’un’elitra. Nell’amoroso inventario d’una minima parte del mondo, quella a me congeniale, appagavo senza saperlo il “supino amore delle cose”. Più tardi, preso a mano dalla mia predilezione per le esistenze in sordina, mi volsi a forme più scartate di vita. A Falkoping in Svezia, a Berkely in California si conservano muschi che colsi di pattuglia sull’Asolone, sul Lémerle, sull’Assa. Finché approdai ai licheni: porto che già m’assegnava un verso del mio primo libretto: la dorata parmelia il muro incrosta. (La “dorata parmelia” è, su muri e cortecce, il più ovvio e festoso dei licheni). Ora nella memoria – dove di tutta la Storia Mondiale, situati nel tempo, sì e non due o tre fatti galleggiano – di licheni ho, con la fisionomia, infiniti nomi e cognomi. Ciò che non m’accade per altro. Di alberi, ad esempio, è molto se, per nome, distinguo la magnolia dal pino. Gli è che l’albero vive d’una vita tanto più piena e armoniosa della nostra, che darli un nome è limitarlo; mentre per gli inconspicui e negletti licheni, a salutarli a vista per nome, pare di aiutarli ad esistere.
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Il lichene prospera dalla regione delle nubi agli scogli sommersi o spruzzati dal mare. Scala le vette dove nessun altro vegetale arriva. Non lo scoraggio il deserto; non lo sfratta il ghiacciaio; non i tropici o il circolo polare. Sfida il buio della caverna e s’arrischia nel cratere del vulcano. Teme solo la vicinanza dell’uomo. Per questa sua misantropia, la città è la sola barriera che lo arresta. Se la varca, o va a respirare in cima ai campanili o con la salute, ci rimette i connotati. Il lichene urbano è sterile, incolore, asfittico. Il fiato umano lo inquina. A Roma, per trovare un lichene riconoscibile, bisogna salire sulla cupola di San Pietro.
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Mette casa dovunque; ma, nella scelta del domicilio, ogni specie ha le sue preferenze. I più dei licheni abitano il legno o il sasso. Ma, tra i primi, chi elegge l’ulivo, chi il cipresso, chi il pino. Alcuni, di gusto più difficile, s’insedian solo su un albero loro proprio: sul giuggiolo, sul sambuco. Dello stesso albero, poi, chi abita la foglia, chi la corteccia, chi il legno; e, tra gli ultimi, chi il legno quando è vivo, chi quando è secco, chi quando è marcescente. Ve ne sono che si accasano solo sul legno carbonizzato. Né mancano i licheni delle staccionate, dei travi, dei pali telegrafici; dei culmi; delle siepi, dei muschi….. Lo stesso, per i licheni sassicoli. Quale sceglie a domicilio il calcare e quale lo evita al punto da non tollerarne la presenza nella composizione della pietra.Quale, l’arenaria e la puddinga; quale, il gesso e quali, i trachiti e il basalto. Perché il lichene attacca le pietre più dure; con acidi di sua privativa, le disgrega, le buca per mettere i suo semi al riparo dei venti. Si incontrano nelle Alpi lastroni, dal passaggio d’una Verrucaria bucherellati come crivelli. Altri, vivono sulla nuda terra. Ne serbo in scatolette, messi in scampo nella bambagia, di così delicati che il menomo urto li risolverebbe in polvere: raccolti sulle “balze” a Volterra, sulle “crete” ad Asciano. Altri campano sulla sabbia. Allora, nella impossibilità di fissarsi su un elemento che manca loro continuamente di sotto, voltolati e talora sollevati dal vento, raggiunti in ogni parte dal sole, imparano a bastare a se stessi. Si arrotolano, si appallottolano. Sono i déracinés dei licheni, i licheni senza fissa dimora;come la Parmelia vagante delle steppe chirghise, come l’Aspicilia mangereccia dei “deserti” (nella quale una scienza irriverente ravvisa la Manna mandata dal Cielo a sfamare il popolo eletto). Quelli di essi, inetti per costituzione a far vita nomade, si sistemano alla meglio su ciò che nella sabbia offre presa. Sulle dune di Dunkerque ne raccolsi alloggiati sull’osso, sulla porcellana, sul cuoio. E vi sono licheni viticoli. Corse anzi a suo tempo i giornali l’allarme per una macchia che minacciava di distruzione i vetri istoriati della cattedrale di Reims. S’era scelto quell’alloggio sontuoso un lichene della stirpe dei perforatori. Non meno esigente, un altro ha tolto a pigione sull’Appia la tomba di Cecilia Metella. E vive nel Cile un grumo di zolfo che protende a difesa la lancia in resta della spina di opunzia sulla quale unicamente s’insedia: è la chrysotrix o ricciolo d’oro, battezzata per questo “non mi toccare”. Altri licheni, qualunque sia l’habitat, esigono l’acqua per complice; o il vento. E, tra i primi, chi acqua di stillicidio, chi acqua di lago, chi acqua corrente; e chi se la fa solo con l’acqua di mare. 5
Per dimensioni: ci sono licheni a placca – che un uomo non abbraccia; a refe, che dipanati raggiungerebbero il chilometro; ad albero – che arrivano all’anca. E ne abbondano di minuscoli: c’è il lichene Virgola, il lichene Puntofermo, il lichene Asterisco. E ne esistono di così esigui che solo la lente li rivela.
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Il lichene è il più multiforme dei vegetali. Koerber si illuse di irreggimentarli tutti sotto le denominazioni di crostosi, fogliosi e arborescenti. Ognuno di questi aggettivi quanti significati deve accogliere per abbracciare alla meglio il polimorfismo dei licheni! Mentre formano tetti d’embrici; molti pavimenti: a tasselli triangolari, pentagonali, poligonali. Altri, vie lattee, sistemi stellari. Altri, penduli dai rami, barbe, criniere equine, capigliature assalonniche. Un’intera tribù, le Grafidee, tappezza il sostegno di scritture indecifrabili: a caratteri minuscoli o maiuscoli; immersi o in rilievo; lineari, forcuti, cinesi, cuneiformi. Altri, le Calicee, visibili a stento ad occhio nudo, si rivelano sotto la lente paesaggi fulminati, apocalittici; dove cobra eretti sulla coda fumano come tripodi dall’imbuto che han per capo. Simula il lichene ogni sorta di manufatti: encausti, intarsi, trafori, mosaici; bissi e feltri; coppe, clave, aghi, fibbie; caschi, scudi, chiodi; fiammiferi; nastri, reti, flabelli; cuoi impressi; velluti e pizzi al tombolo. Pare fatto, in tutto o in parte, delle sostanze più disparate: d’amido e di farina; di lana e di porpora; d’oro, zolfo, ceralacca; di spugna, sughero, antracite, di pergamena, di guttaperca. C’è il lichene-arnia; il lichene-labirinto; madrepora; il lichene banco-d’ostriche, banco-di-coralli. Licheni felciformi, polipiformi con tanto di ventose. A sfera, a trapezio, a frutto di mora, a trombone di brigante. L’Encephalographa cerebrina, lo dice il nome, pare un piccolo cervello.
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Il lichene è il più policromo dei vegetali. La sua gamma che va dal bianco-latte al buio-stigio attinge tutti gli acuti, attraverso una orchestrazione di toni e sfumature da dar fondo al più ricco repertorio coloristico. Per non accendere girandole sbalorditive quanto gratuite, mi attengo al più casto dei colori: il colore che è assenza di colori. Distinte le sue tappe principali in grigio, bruno, fosco e atro; il primo a sua volta in grigio-perla, grigio-acciaio, grigio-piombo, grigio-cenere eccetera; e così via per gli altri; a precisare di ciascuno la gradazione, la nomenclatura dei licheni ricorre ai loro comparativi e superlativi; a diminuitivi come fusculus, furvellus, nigritulus; a intensivi come tenebricosus; a participi come nigricans, fuscescens per indicare la tendenza ad un colore non raggiunto; ad aggettivi come nigratus, obscuratusper designare una tinta che non par propria al lichene ma gli sembra sovrapposta. Scontenta della sua imprecisione, ogni volta che può fa come la Moda quando parla di verde-cedro, di rosso-corallo; implica nel nome della tinta un preciso riferimento. E così, sempre nel limbo dei neri, distingue ancora un nero-africano (maurus), un nero-lutto (pullatus), un nero-torrefatto (torridus), un nero-bruciato (deustus), un nero-antracite (antracinus), un nero-fuliggine (fuligineus), un nero-tenebra (tenebricus), un nero-inferno (stygius). Questa tetraggine di tinte mortifica, del resto, quasi solo una famiglia: le Collemacee. Nella maggior parte dei licheni, accanto ai colori ossessi (cinabro, cocciniglia, sangue che spicca, sangue aggrumato) figurano le mezzetinte più delicate: il cesio, l’ametista, l’arancio, l’albicocca, il gilvo, il galbulo, il carminio….. Né mancano licheni bicolori, tricolori; licheni variegati, pelle di pantera, veste di Arlecchino, tavolozza di pittore; licheni fulgenti, rutilanti e persino versicolori…. Altri, dimessi a prima vista, han poi il margine o l’apotecio o l’ipotallo colorato; oppure grigi di fuori, dentro son nivei, aurei, coccigei. Altri, basta ad accenderli un po’ d’umido nell’aria. Infine, anche tra i funebri mo’erri delle Collemacee ve ne sono che acquistan spicco toccati da un reagente, come la Thyrea Jodopulchra: bella, cioè mercé lo Jodio.
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Il lichene è un enimma. Quando di lui si è detto che appartiene al regno vegetale, si è detto tutto ciò che sul suo conto si sa. Persino la parola “entità” adoperata per indicarlo è imprudente, se c’è chi considera il lichene null’altro che un fenomeno. Empiricamente, sono licheni tutte le macchie che si notano su pietre e tronchi e che si fanno più frequenti più ci si allontana dalla cinta daziaria. La presunzione ha una prima conferma se, scalfita la macchia, l’incisione verdeggia. Ma di lì alla certezza è lungo il cammino. Quante di queste forme di vita vennero dapprima accolta fra i licheni, respinte poi nel gregge delle alghe e dei funghi, riammesse fra i licheni; volta a volta, a seconda dell’osservatore.
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L’erbario è un campionario del mondo. Risorsa delle ore di tedio, a caso apro un pacco. In ogni pacco c’è il mondo. Quando un luogo mi piace troppo perché vagheggiarlo con gli occhi mi appaghi, a illudere l’impossibile voglia d’una maggiore comunione con esso, mi soccorre una fantasia quasi scientifica: un aerostato in cambio di ali, che compensi il peso del corpo; farmi lieve per esso, come si dice saremmo nell’atmosfera della Luna. Dietro la voglia e il capriccio, sorvolare quel luogo; della mano sfiorare l’oliveto quasi dorso di gregge; tuffarmi in un verde, calarmi dove un’acqua canta; aggallare d’un balzo a quel greppo; incuriosirmi del bianco che trema su quel precipizio; andare e tornare, essere qui essere là: piluccare quel luogo come un grappolo d’uva, a gara con la farfalla che deliba il suo prato di fiori. Con l’erbario il sogno si avvera; e non per luogo; pel mondo! A caso apro un pacco: sono a San Cristobal nelle Galapagos; sono in India: colline Palivi; a quattromila piedi sul monte Ndaza (Cina); tra branchi di renne, in riva al La doga; a Quitalito, Cordigliera delle Ande, nel Cile; in vista della Brenva, a Portud; a Batavia, nell’Orto Botanico; in un antico granaio ad Anversa; nell’isola Dawson in Terra do Fuego; ad Arcangelo; a Rokland, nel Maine; a Zacualpan, nel Messico: “Raccolse P. A. Purpus su Yucca elephantipes…”. E ogni pianta che vedo che tocco, ogni minimo frustolo documenta un punto del globo; di esso è qualcosa. Vi nacque, a suo agio vi crebbe. E’ intrinseca a quello; ne è pegno. A visitare un erbario che scorribanda per il mondo! Che sbalzi attraverso lo spazio! Ero adesso tra orme di Iddii sull’Olimpo ed eccomi in vetta all’Amiata: ci sei tu, è un giorno d’autunno coperto, fra grandi castagni…. Camillo Sbarbaro
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Cmb
Moderatore
    

Città: Buers
Prov.: Estero
Regione: Austria
12844 Messaggi Flora e Fauna |
Inserito il - 23 novembre 2010 : 12:16:56
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Ernst Haeckel (1899 - 1904): Kunstformen der Natur
Link
Tab. 83: Link
"La distinction des espèces de limaces est extrêmement difficile, et aucun zoologiste n’est encore parvenu à quelque chose d’un peu satisfaisant sous ce rapport." H. M. DUCROTAY DE BLAINVILLE 1823
Riassunto del Forum Natura Mediterraneo degli Limax dell'Italia |
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spielhahn
Moderatore
   

Città: Tromello
Prov.: Pavia
Regione: Lombardia
2411 Messaggi Flora e Fauna |
Inserito il - 19 marzo 2012 : 11:27:31
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| Messaggio originario di Fatina:
Buongiorno a tutti!!! Rilancio la discussione perchè mi sono ricordata di aver notato, alcuni anni fa,ad una mostra su Escher questo quadro. Quelli in basso a sinistra sono sicuramente licheni, azzardere del genere Cladonia. Si trovano proprio nei posti più impensati!!!! S.
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"What a wonderful world!!"
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A quanto pare Escher osservò attentamente i licheni già anni prima di inserirli in questa bellissima opera; riporto una citazione tratta da una monografia molto bella che ho recentemente acquistato (Le magiche visioni di M.C. Escher, 2003, Taschen, 196 pp):
Voglio cogliere la delizia delle cose più piccole fra le piccole, un pezzetto di muschio del diametro di 2 cm su un frammento di roccia, e tentare quello che desidero fare da tanto tempo, vale a dire copiare questi minuscoli pezzettini di nulla il più accuratamente possibile, solo per capire quanto siano grandi. Ho già iniziato, ma è veramente molto difficile. Tenendoci il naso proprio sopra ne vedi tutta la bellezza e tutta la semplicità, ma quando inizi a disegnare, solo allora capisci quanto quella bellezza sia in realtà terribilmente complessa e informe. (da una lettera a Jan van der Does de Willebois, Ravello, primavera 1923)
La frase si riferisce a un disegno ad inchiostro di 202 x 237 mm che rappresenta una piccola 'zolla' di muschi e licheni del genere Cladonia, è visibile - anche se purtroppo in dimensioni minuscole - a questo link: Link (e anche qua, insieme alla cascata: Link )

Gabri |
Modificato da - spielhahn in data 19 marzo 2012 11:29:16 |
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