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Ordine: Agaricales Famiglia: Physalacriaceae Genere: Armillaria Specie:Armillaria sp.


Il Genere Armillaria



Ciao a tutti, con questo mio post volevo portare un po' di chiarezza agli utenti meno esperti, che ci seguono sul nostro Forum, verso il fungo forse più popolare in Italia dopo il classico porcino.
Sono osservazioni e ricerche fatte senza alcuna presunzione. Volevo prepararlo per la sua stagione, ma il tempo è tiranno. Però vedendo oggi l'escursione fatta da Saraceno in Sicilia non sono ancora fuori tempo massimo. L'Italia è lunga molto lunga....



Il genere Armillaria, pur essendo composto a livello europeo da poche specie, non è per nulla semplice, come potrebbe sembrare, arrivare ad una determinazione tassonomica corretta per le estreme somiglianze. Conosciuto dalla tradizione popolare come Chiodino o Famigliola buona , è un fungo obiquitario ed in questo nome vengono racchiuse tutte le specie senza alcuna differenziazione. Confrontando in seguito le immagini, immediatamente si percepisce che non si tratta di una sola specie. Ma allora quali sono i principali caratteri che dobbiamo verificare. Principalmente questo è un fungo parassita (cresce su piante vive e radici ), ma è anche saprofita ( tronchi e radici morte) ed addirittura, pare, anche simbionte; ma è sicuramente il più diffuso agente di marciume radicale fibroso. Il suo cromatismo deriva dalla pianta ospite ma comprensibilmente non è possibile creare tante specie quante sono le piante di cui è parassita. Secondo alcuni recenti studi, il Genere Armillaria , può causare infezioni a più di 500 (cinquecento!!!) piante forestali, sia di conifere che di latifoglie ed anche a diverse coltivazione di piante erboree. Quindi in questo ultimo trentennio si è cercato scientificamente di scremare le decine e decine di varietà e di forme precedentemente create raccogliendole in poche specie certe. Le ricerche sulle compatibilità sessuale, condotte nel 1973 dai finlandesi Hintikka e Korhonen , associate alle precedenti attente osservazioni morfologiche di Romagnesi, hanno portato a riconoscere attualmente per l’Europa, 7 specie di cui 2 senza anello. Queste possono essere riconosciute macroscopicamente, in primo luogo, per il tipo per il velo parziale (anello), poi per il tipo di squame presenti sul cappello e gambo e per il tipo di habitus.
Ma la conferma, soprattutto nelle specie limite, devono essere avvallate dalla verifica microscopica.

Le specie sono le seguenti:

Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm. (1871)
Armillaria gallica Marxm. & Romagn. (1987) (= A. bulbosa (Barla) Kile & Watling (1983))
Armillaria cepistipes Velen. (1920)
Armillaria ostoyae (Romagn.) Herink (1973), (= A. obscura (Schaeff.) Herink (1973) )
Armillaria borealis Marxm. & Korhonen (1982)
Armillaria ectypa (Fr.) Lamoure (1965)
Armillaria tabescens (Scop.) Emel (1921),



Armillaria mellea, dal latino melleus ; colore del miele.
Caratteristica principale, oltre alla crescita cespitosa in decine e decine di esemplari è l’anello giallognolo, consistente e ben definito, superiormente striato sul gambo come evidenziato nella Foto H.
Le squame sul cappello sono minute e concolori, il cappello presenta una varietà di colori; dal giallo miele al giallo bruno, all’ocra bruno fino al bruno scuro. Tutto il Genere ha una particolarità, pur essendo leucosporeo (sporata bianca) quando raggiunge la completa maturità il colore delle lamelle diventa color crema ocra.

In Armillaria gallica invece l’anello è completamente diverso, inconsistente, filamentoso, bianco che ricorda tantissimo la cortina dei Cortinarius, come evidenziato nella Foto F/G, mentre lungo il gambo si ritrovano dei residui gialli sempre di questo velo.
Le squame sul cappello sono irte e giallo oro, mentre sul bordo un alone perimetrale bianco resto dell’anello iniziale. La sua crescita è spesso anche ad individui singoli, apparentemente terricoli, ma con crescita su legno interrato e molte volte con un caratteristico bulbo basale come evidenziato nella Foto C ,oppure anche con classica crescita saprofita su tronchi, Foto E.

Armillaria cepistipes probabilmente è quella di più difficile interpretazione soprattutto ancora allo stadio giovanile. E’ più gracile ed igrofana ed ha un anello molto meno persistente, è anche lei bulbosa alla base, con crescita cespitosa forse meno copiosa delle di mellea, gallica ed ostoyae; il margine del cappello è fortemente striato negli esemplari maturi, ma questo carattere a volte lo si ritrova anche su mellea.
Diciamo che qui arriva un grosso contributo dalla microscopia. A. cepistipes ha basidi con giunti a fibbia caratteristica assente in A. mellea ed anche le cellule marginali sono completamente diverse.

Armillaria ostoyae è di semplice determinazione per il suo habitat di crescita sui tronchi e radici di abeti e per le squame irte e nere sul cappello che proseguono anche sull’anello e sul gambo come visibili nella Foto P. Anche questa specie ha basidi con giunti a fibbia ma la differenza è alquanto ben visibile macroscopicamente.

Armillaria borealis è una specie tipicamente del nord Europa, ma è stata ritrovata, dicono, anche sulle nostre Alpi, si differenzia a livello micro per la forma delle cellule marginali. Macroscopicamente è simile a cepistipes.


Armillaria ectypa è specie molto rara ma sembra, sempre per sentito dire, che siano stati fatti dei ritrovamenti sempre sulle nostre Alpi ove cresce negli sfagni o sul muschio delle torbiere montane. Caratteristica primaria: l’assenza del velo parziale ( anello ).


Armillaria tabescens, conosciuta in passato come Clitocybe tabescens ha crescita cespitosa in numerosi esemplari soprattutto su quercia o alla base apparentemente terricola e può presentarsi anche come sosia, soprattutto nella prima fase di crescita, alla mellea ma la completa assenza di anello non può creare dubbi. Anche la crescita connata fra diversi sporofori, come si può vedere alla Foto T/U, è tipica solo di questa specie in Armillaria.
L’etimologia del nome significa “che si dissolve” per la sua precoce decomposizione.


In ogni caso per un approfondito studio sulle specie dubbie occorrerebbe eseguire dei test miceliari in vitro, cosa poco fattibile a noi comuni lettori.
Il suo periodo di crescita molto ristretto , meno di un mese, non ne ha mai probabilmente stimolato lo studio rispetto ad altri generi più longevi; anzi sicuramente è stato più studiato per i danni che provoca come parassita. Ma probabilmente la sua complessità potrà trovare nel prossimo futuro riscontri e rettifiche con i nuovi studi di biologia molecolare, sicuramente presentarci delle nuove specie, ma sarà compito dei genetisti e non più dei micologi come tradizionalmente fino ad oggi conosciuti.








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Modificato da - vladim in Data 21 gennaio 2016 08:06:22

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Armillaria cepistipes

Armillaria cepistipes probabilmente è quella di più difficile interpretazione soprattutto ancora allo stadio giovanile. E’ più gracile ed igrofana ed ha un anello molto meno persistente, è anche lei bulbosa alla base, con crescita cespitosa forse meno copiosa delle di mellea, gallica ed ostoyae; il margine del cappello è fortemente striato negli esemplari maturi, ma questo carattere a volte lo si ritrova anche su mellea.
Diciamo che qui arriva un grosso contributo dalla microscopia. A. cepistipes ha basidi con giunti a fibbia caratteristica assente in A. mellea ed anche le cellule marginali sono completamente diverse

Modificato da - Andrea in data 02 gennaio 2009 14:16:43
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Armillaria gallica

In Armillaria gallica invece l’anello è completamente diverso, inconsistente, filamentoso, bianco che ricorda tantissimo la cortina dei Cortinarius, come evidenziato nella Foto F/G, mentre lungo il gambo si ritrovano dei residui gialli sempre di questo velo.
Le squame sul cappello sono irte e giallo oro, mentre sul bordo un alone perimetrale bianco resto dell’anello iniziale. La sua crescita è spesso anche ad individui singoli, apparentemente terricoli, ma con crescita su legno interrato e molte volte con un caratteristico bulbo basale come evidenziato nella Foto C ,oppure anche con classica crescita saprofita su tronchi, Foto E.

Modificato da - Andrea in data 02 gennaio 2009 14:17:03
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Armillaria mellea

Armillaria mellea, dal latino melleus ; colore del miele.
Caratteristica principale, oltre alla crescita cespitosa in decine e decine di esemplari è l’anello giallognolo, consistente e ben definito, superiormente striato sul gambo come evidenziato nella Foto H.
Le squame sul cappello sono minute e concolori, il cappello presenta una varietà di colori; dal giallo miele al giallo bruno, all’ocra bruno fino al bruno scuro. Tutto il Genere ha una particolarità, pur essendo leucosporeo (sporata bianca) quando raggiunge la completa maturità il colore delle lamelle diventa color crema ocra.

Modificato da - Andrea in data 02 gennaio 2009 14:17:22
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Armillaria ostoyae

Armillaria ostoyae è di semplice determinazione per il suo habitat di crescita sui tronchi e radici di abeti e per le squame irte e nere sul cappello che proseguono anche sull’anello e sul gambo come visibili nella Foto P. Anche questa specie ha basidi con giunti a fibbia ma la differenza è alquanto ben visibile macroscopicamente.





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Armillaria tabescens, conosciuta in passato come Clitocybe tabescens ha crescita cespitosa in numerosi esemplari soprattutto su quercia o alla base apparentemente terricola e può presentarsi anche come sosia, soprattutto nella prima fase di crescita, alla mellea ma la completa assenza di anello non può creare dubbi. Anche la crescita connata fra diversi sporofori, come si può vedere alla Foto T/U, è tipica solo di questa specie in Armillaria.
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