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Sciocchina
Utente Senior

Città: Cogoleto
Prov.: Genova

Regione: Liguria


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Inserito il - 17 aprile 2011 : 13:36:07 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

Provo ad inviarvi un mio scritto....



Carmen Valle 2011

Allegato: provo ad inviarvi un mio scritto storia di due palloncini.pdf
29,97 KB

Carmen Valle

Fortunato
Utente Senior

Città: Milano


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Inserito il - 17 aprile 2011 : 15:33:45 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
" Flosci, vennero spinti dal
vento tra i rami di un albero di ciliegio nel giardino di una casetta
di periferia....
E ora continua tu.....
Carmen Valle "

Quella casetta di periferia, ormai in vendita, perché i vecchi che lì vivevano erano morti da tempo, fu acquistata e ristrutturata 20 anni più tardi. Vi vissero, felici e contenti, il bambino e la bambina che, venti anni prima, avevano comprato i due palloncini colorati...

Bello il mio finale??

I palloncini ad elio, però, scoppiano: non si sgonfiano per poi atterrare gradualmente...
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Sciocchina
Utente Senior

Città: Cogoleto
Prov.: Genova

Regione: Liguria


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Inserito il - 17 aprile 2011 : 15:57:03 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
non lo sapevo ho fatto memoria dei palloncini dei miei figli che dopo essere stati attaccati al soffitto di casa mia, il giorno dopo era a rotolare sul pavimento

Carmen Valle
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Fortunato
Utente Senior

Città: Milano


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Inserito il - 17 aprile 2011 : 15:58:03 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Ci può essere anche un finale alternativo, in stile demenziale:

"La primavera successiva, inspiegabilmente, quell'albero produsse metà ciliegie rosse e metà ciliegie azzurre..."

Poveri bambini (proprio un ciliegio dovevi scegliere??!!): perché non un melo??
Il plurale di ciliegia è un enigma anche per noi adulti...

Prova ora tu a completare questo mio racconto (vero!!!) in stile S.King. Il racconto ha già un finale, ma vediamo se riesci a capire di cosa si tratta...


Aspettammo fino alle undici di sera, io e mio fratello, allora poco più che bambini, e decidemmo quindi di uscire, all’insaputa dei nostri genitori, e di recarci al vicino cimitero. Che tanto vicino in realtà non era: ci attendeva una camminata fra prati e siepi, fino a raggiungere, quasi ai limiti del bosco, quello che all’epoca era un minuscolo cimiterino di campagna.
Facendoci coraggio l’un l’altro, muniti di una torcia fioca e sgangherata, volevamo a tutti i costi riuscire ad assistere a quel fenomeno naturale di cui avevamo sentito parlare: quelle fiammelle fredde e misteriose, che si sviluppano, talora, nei cimiteri di campagna durante le caldi notte estive. Prodotte forse dalla decomposizione dei corpi, si diceva.
E quella era senza dubbio una calda notte estiva, e, in giro, a mezzanotte, non incontrammo proprio nessuno. C’era luna piena, e un tenue chiarore rischiarava le strade bianche e polverose e rendeva quasi del tutto superflua la luce prodotta dalla nostra torcia.
Allontanandoci dal centro abitato avvertivamo un senso di tensione crescente, che raggiunse il suo culmine quando le basse mura del piccolo camposanto apparvero dinnanzi a noi, circondate da poca vegetazione. Tutto attorno silenzio assoluto: non il canto di un uccello, non il grufolare del cinghiale, non il frinire di un grillo. Odore pesante di muschio, di macchia mediterranea, di fieno e terra appena smossa, grassa, carica di humus ed essenze. Odore di cera e di fiori appassiti. E di acqua stagnante.
Io fui il primo. Il primo che volle guardare, e mi affacciai al cancello d’ingresso, per poter scrutare all’interno del camposanto. Il cancello era chiuso, e questo mi tranquillizzò. Rimasi in attesa, facendo caso alla terra fra le lapidi, alla ghiaia bianca, all’erba, agli angoli più scuri fra le mura, sperando di scorgere qualche bagliore indistinto, fra quelli reali, ma non per questo meno vaghi e fluttuanti, dei ceri e delle candele tombali.
Mio fratello si fece alle mie spalle. Quando ci parve di vedere qualcosa.
Cosa vidi? Cosa vide mio fratello?
Pochi potranno credere al nostro racconto, e la maggior parte di loro penserà che, nonostante la mia buona fede, tale racconto sia senza dubbio frutto di autosuggestione o di patologia.
Seduta su una pietra tombale era, forse, una figura minuta, quasi fosse la sagoma di un bimbo. Immobile e appena visibile nella semioscurità.
Un bimbo? Cosa ci faceva un bambino, di notte, in un cimitero di campagna? Certo, anche noi eravamo bambini; ma non stavamo seduti, immobili, su una pietra tombale!
“Ma no,…” pensammo “…non può essere, sarà un grosso straccio o un mucchio di stoffa…”
La figura però sembrava guardarci e la nostra impressione fu che per istante si fosse anche mossa, di poco, ma mossa… e non c’era la benché minima brezza che potesse giustificare lo spostamento di quello che noi credevamo essere un fagotto di stracci chiari.
Ed ecco ciò che accadde.
Ma qui non so davvero se “ciò che accadde” fu suggestione o realtà, tanto strane e nuove per noi furono le percezioni di quei momenti. Non saprei raccontarlo diversamente: è infatti indescrivibile la sensazione che provammo, e lo stesso senso del tempo parve alterarsi.
Dalla lapide su cui sembrava poggiarsi la creatura, iniziò a scaturire un lamento, come un flebile richiamo, ma di una mestizia e lontananza infinite. Appena percettibile. E una luminosità diffusa sembrava diffondersi da quella strana figura umana.
Immaginazione? Può darsi.
Io e mio fratello ci guardammo per alcuni istanti, e, senza dire parola, ci allontanammo all’unisono dal cancello, per poi fuggire, letteralmente a gambe levate, in direzione del paese.
Nessuno ci seguì, nessuno notò la nostra corsa disperata.



Modificato da - Fortunato in data 17 aprile 2011 16:00:01
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Sciocchina
Utente Senior

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Inserito il - 17 aprile 2011 : 15:58:21 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
mi sono dimenticata di dirti che il finale è bello e romantico...e grazie per l'informazione, non si finisce mai d'imparare

Carmen Valle
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Sciocchina
Utente Senior

Città: Cogoleto
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Inserito il - 17 aprile 2011 : 16:04:59 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
con il cuore che ci batteva all'impazzata guadagnammo la porta di casa , e saliti velocemente nelle nostre camerette, facendo più silenzio possibile per non incorrere nelle ire dei nostri genitori, ci coricammo nei nostri lettini, vestiti così com'eravamo,nascondendo la testa sotto il cuscino.
A poco , a poco i nostri respiri si fecero più tranquilli e forse per il caldo o la stanchezza le palpebre si chiusero .Il mattino dopo la luce del sole aveva fugato le tenebre e le nostre paure, ma noi ci ripromettemmo di non vedere per un po' film dell'horror onde evitare brutti scherzi della fantasia CIAOOOO !!!

Carmen Valle
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Fortunato
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Inserito il - 17 aprile 2011 : 16:05:18 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di Sciocchina:

non lo sapevo ho fatto memoria dei palloncini dei miei figli che dopo essere stati attaccati al soffitto di casa mia, il giorno dopo era a rotolare sul pavimento

Carmen Valle


In casa per forza.
Ma se salgono in cielo credo che la diminuzione della P.A. non dia loro il tempo di sgonfiarsi lentamente, e che la pressione interna tenda invece, piuttosto, a farli scoppiare... Poi tutto è possibile...

Leggi il mio di racconto! Quando penso a Cogoleto, mi viene sempre in mente una battuta involontaria ma divertentissima di un mio compagno di collegio, una gaffe davvero demenziale...
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Fortunato
Utente Senior

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Inserito il - 17 aprile 2011 : 16:07:32 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di Sciocchina:

con il cuore che ci batteva all'impazzata guadagnammo la porta di casa , e saliti velocemente nelle nostre camerette, facendo più silenzio possibile per non incorrere nelle ire dei nostri genitori, ci coricammo nei nostri lettini, vestiti così com'eravamo,nascondendo la testa sotto il cuscino.
A poco , a poco i nostri respiri si fecero più tranquilli e forse per il caldo o la stanchezza le palpebre si chiusero .Il mattino dopo la luce del sole aveva fugato le tenebre e le nostre paure, ma noi ci ripromettemmo di non vedere per un po' film dell'horror onde evitare brutti scherzi della fantasia CIAOOOO !!!

Carmen Valle


Ecco il "vero" finale:

Il giorno dopo, ovviamente, tornammo al cimitero, questa volta, però, alla piena luce del sole.
La lapide, su cui la sera prima ci era sembrato di vedere qualcosa, non aveva fagotti o mucchi di stracci che avrebbero potuto creare illusioni o giochi di luce.
Riportava però un nome, poche righe scolpite nella pietra, e due date: era la tomba di un bambino, morto di malattia quarant’anni prima.
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Sciocchina
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Inserito il - 17 aprile 2011 : 16:08:23 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Il gruppo Cia e Gia, se al singolare è preceduto da una vocaleal plurale la mantiene, se per contro è preceduto da una consonante la perde
ES: Valigia valigie, Camicia camicie, farmacia farmacie - Faccia facce, loggia logge ciaoooo

Carmen Valle
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Sciocchina
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Inserito il - 17 aprile 2011 : 16:09:10 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
che divertente questo scambio di scritti !!!

Carmen Valle
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