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 Forum Biologia Marina - Mare Mediterraneo
 ALGHE E PIANTE MARINE
 La Posidonia oceanica
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Fabiolino pecora nera
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Prov.: Napoli

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Biologia Marina

Inserito il - 13 ottobre 2008 : 21:13:51 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

La Posidonia oceanica (Linné in Delile, 1813) è una delle quattro piante autoctone del Mediterraneo (assieme a Cymodocea nodosa, Zostera noltii e Zostera marina), a cui si deve aggiungere una specie aliena, Halophila stipulacea, penetrata dal Mar Rosso verso la fine del 1800 e relegata per più di 150 anni soltanto nel Mediterraneo orientale e solo ultimamente rinvenuta in diverse aree siciliane ed antistante il Porto di Salerno. A dispetto del suo epiteto “oceanica” è una specie endemica del Mediterraneo, sebbene il genere Posidonia sia presente con altre 8 specie anche lungo le coste del continente australiano, dove troviamo, tra le altre, Posidonia angustifolia, Posidonia australis e Posidonia sinuosa. E’ una specie dal ciclo vitale semplice, ma abbastanza elettiva: per attecchire ha infatti bisogno della presenza di un substrato fortemente umico e tale substrato può essere soltanto preparato dalla presenza di sostanze organiche derivate dalla decomposizione sul posto di foglie vecchie, e quindi nella maggior parte dei casi si assiste ad una preparazione del substrato adatto da parte della sua specie pioniera favorita, la Cymodocea nodosa.
Dal punto di vista morfologico, essendo una pianta, è caratterizzata dalla presenza di vere e proprie radici lignificate e di un fusto modificato che prende il nome di rizoma e agglomera in sé i residui fibrosi delle foglie, da cui fuoriesce un ciuffo di 6-7 foglie nastriformi e ad apice arrotondato larghe all’incirca 1 cm e lunghe fino anche ad oltre un metro. Le foglie sono composte da due distinte parti, una parte basale non pigmentata e inserita all’interno del rizoma ed una parte foto sintetizzante di colore variabile dal verde chiaro al verde scuro-marroncino a seconda dell’età della foglia. Può presentare anche fiori e frutti utili per la riproduzione sessuata, sebbene sia decisamente più facile assistere a riproduzione asessuata, anche perché non si assiste ogni anno alla formazione di fiori e frutti (ancora non sono del tutto chiare quali debbano essere le condizioni biotiche e abiotiche precise per assistere alla formazione di fiori). Via sessuata (utile per consentire scambio di materiale genetico e quindi una certa variabilità all’interno della specie): si assiste alla formazione di fiori ermafroditi (solitamente tra settembre e ottobre negli esemplari viventi in acque basse mentre in novembre nelle praterie profonde) contenuti in una infiorescenza sostenuta da uno stelo che cresce al centro dei fasci di foglie, la cui impollinazione avviene grazie alle correnti marine (non sono conosciuti meccanismi contro l’autofecondazione quindi se il polline torna sulla propria infiorescenza questa si autofeconda). In seguito all’impollinazione si assiste alla crescita di un frutto particolare che prende il nome di oliva di mare. Quando il frutto giunge a maturazione, solitamente dopo 6 mesi e tra marzo e maggio, il frutto si stacca dalla pianta e per la presenza di sostanze oleose galleggia e viene trasportato dalle correnti verso altre zone. Quando marcisce deposita un seme sul fondo il quale in seguito all’emissione della prima foglia germoglia subito se trova una condizione favorevole. La crescita del germoglio avviene per circa due mesi, dopo i quali si assiste alla formazione delle prime foglie. Via asessuata: si assiste a stolonizzazione ed i rizomi in questo caso spesso crescono in maniera parallela al substrato e prendono il nome di plagiotropi (è la situazione tipica delle praterie che vivono su fondali mobili), mentre in caso di crescita su substrato roccioso spesso si assiste a crescita verticale, ed in questo caso si parla di orientamento ortotropo.
Come tutte le altre Fanerogame marine per vivere in mare ha dovuto sviluppare tutta una serie di adattamenti fisiologici e morfologici che le facilitino il suo scopo. E’ presente parenchima aerifero che facilita gli scambi tra tutte le parti della pianta e forma una fitta rete tra foglie, rizoma e radici, inoltre le foglie sono prive di stomi ed hanno una cuticola molto sottile che facilita l’assorbimento di nutrienti anche per via fogliare. Le sue radici servono per assorbire nutrimento dal substrato, tuttavia vivendo in un substrato fortemente anossico presentano al loro interno ampie riserve di ossigeno prodotto dalle foglie e trasportato lì dal parenchima aerifero. La sua produzione primaria è elevatissima e la specie viene considerata il polmone vede del Mediterraneo (si è stimata una produzione di 15-20 litri di ossigeno al giorno per ogni metro quadro di prateria).
E’ una specie psammofila, ovvero vive soprattutto su fondi mobili ancorandosi con il suo sistema stolonifero (anche se come abbiamo detto in precedenza può insediarsi anche su substrati rocciosi con rizomi ortotropi qualora si assista alla presenza del substrato umico necessario) nel sistema fitale in un range che va dai pochi metri di profondità (talvolta infatti i le punte delle foglie fuoriescono dall’acqua, specie in aree ad alta sedimentazione dove i rizomi devono per forza alzarsi di molto – ed in questo caso si parla di recif frangeant - , ma occorre anche ricordare che la specie non tollera emersioni prolungate) fino a circa 40 m, ed il limite inferiore delle sue praterie viene preso in considerazione per valutare la trasparenza delle acque essendo una pianta che per sopravvivere ha bisogno di molta luce. In caso di praterie a profondità di oltre i 35 m si parla infatti di acque ad alta trasparenza. Il limite inferiore delle praterie può essere suddiviso in varie categorie diverse una dall’altra: - limite progressivo o climatico, dove il fattore limitante è la luce; - limite netto o edafico, dove è il substrato a determinare la fine della prateria; - limite erosivo, dove sono le correnti di fondo a non permettere la colonizzazione di nuove aree; - limite regressivo, dovuto perlopiù a torbidità delle acque per inquinamento, in tal caso si assiste alla presenza di matte morte.
Non predilige le acque ad elevato idrodinamismo, ma non ama neanche le acque salmastre e lagunari (ha infatti bisogno di salinità costanti), infatti in questi ambienti è vicariata da Zostera marina in presenza di acqua dolce e da Zostera noltii in caso di condizioni ambientali instabili.
Tale pianta forma delle distese praterie di grande valenza ecologica caratterizzate dallo stretto intreccio dei propri rizomi e radici, dando così vita a particolari formazioni che prendono il nome di matte, dei veri e propri gradini popolati da Posidonia, che, pur non essendo viventi, non vanno in decomposizione per centinaia di anni grazie al processo di lignificazione a cui vanno incontro (ed è questo il motivo per cui sul versante alto-adriatico italiano pur non essendoci più Posidonia è possibile rinvenire molte matte sub-fossili o fossili). Le matte, tuttavia, non sono formate soltanto dall’intreccio di parti della pianta ma agglomerano in sé qualsiasi cosa capiti a tiro, ed è questo che fa della Posidonia una pianta dalla grande valenza ecologica: essa è infatti captatrice di sedimento e quindi tutto il particellato sospeso (ad eccezione della frazione molto fine) viene prima fermato dalle foglie, poi scivola giù nei rizomi e sedimenta assieme ad essi, ed infine al particellato dobbiamo anche aggiungere tutti “gli scheletri” degli organismi viventi sulle sue foglie che al momento della morte adempiono la funzione di cementificazione delle matte. La frazione molto fine che invece oltrepassa la Posidonia solitamente determina una specie di infangamento lagunare delle zone retrostanti, che vengono poi colonizzate da altre fanerogame più tolleranti (come ad esempio la Cymodocea nodosa): tale infangamento blocca il progredire della prateria verso la costa. Nelle zone a forte idrodinamismo all’interno delle matte si assiste alla presenza di particolari canaloni scavati appunto dalle correnti di fondo, che prendono il nome di intermatte. In tali casi è quindi ancora più importante preservare le piante esistenti perché anche il prelievo di una singola piante dopo l’ancoramento può fungere da punto di partenza per processi erosivi e correnti di fondo.
L’importanza delle praterie di Posidonia è riconosciuta a livello mondiale tant’è che è una specie sotto la tutela della Convenzione di Berna – appendice 1 - ed è indicata come “specie rigorosamente protetta” per le sue svariate funzioni. La specie può essere inquadrata sia da un punto di vista prettamente fitologico, escludendo quindi la componente animale, ed in questo caso da vita ad una vera e propria associazione vegetale dal nome di Posidonietum oceanicae, la cui specie caratteristica è appunto la Posidonia stessa, sia da un punto di vista comprendente anche e soprattutto la componente animale, ed in questo caso determina la formazione di due distinte biocenosi caratterizzate da un numero elevatissimo di organismi, ovvero la biocenosi HP, quella delle praterie di Posidonia vere e proprie, e la biocenosi MP, ovvero quella dell’infauna delle matte. A queste due, infine, va aggiunta la biocenosi SGCF che è la biocenosi che si instaura all’interno delle intermatte.
Il Posidonietum oceanicae è caratterizzato dalla presenza di due diversi tipi di aggruppamenti vegetali, ovvero la vegetazione sciafila dei rizomi che viene indicata con il nome di Flabellio-Peyssonnelietum squamariae e la popolazione epifita delle foglie dal nome di Myrionemo-Giraudietum sphacelarioidis. In entrambi i casi non si tratta di associazioni esclusive della Posidonia oceanica dal momento che possono essere anche rinvenute la prima lungo pareti poco illuminate dell’infralitorale inferiore e la seconda su altre angiosperme marine o su alghe fotofile come le Cystoseira. Per quanto riguarda l’associazione Flabellio-Peyssonnelietum squamariae questa in presenza di Posidonia è caratterizzata dalla presenza di 2 specie, l’alga rossa Peyssonnelia squamaria (Rosa di mare) e l’alga verde Flabellia petiolata (ora Udotea petiolata), tuttavia va precisato che questa stessa associazione da vita anche ad una sub associazione con la Rodoficea Osmundaria volubilis (ora Vidalia volubilis), ma questa subassociazione non è caratteristica della Posidonia - Flabellio-Peyssonnelietum squamariae subass. Osmundarietosum volubilis -. L’associazione Myrionemo-Giraudietum sphacelarioidis è invece caratterizzata da un numero maggiore di alghe tra cui le alghe brune Myrionema orbicolare (ora Ascocyclus orbicularis), Giraudia sphacelarioides, Cladosiphon cylindricus e C. irregularis, l’alga rossa Spermothamnion flabellatum. Spesso tra tali specie si può assistere a situazione di “fedeltà fitosociologica”, ovvero si viene a creare un noda: le due specie si trovano sempre assieme.
Dal punto di vista complessivo, invece, secondo Peres & Picard la biocenosi tipica della Posidonia è indicata con il termine HP, costituisce una delle comunità climax del Mediterraneo (ovvero rappresenta il massimo livello di sviluppo e complessità mediterranea all’interno della successione ecologica naturale dei vari ambienti su substrato mobile), ed è formata da 3 diverse componenti:
- alghe ed animali sessili bentonici
- animali dotati di motilità ma che non nuotano (macrofauna)
- animali che nuotano ma che sono in grado di fermarsi sulle foglie
- microfauna epifitica (simile al punto due ma specie di dimensioni minori)

- Il primo gruppo è composto principalmente da alghe epifitiche delle foglie di Posidonia che possono essere divise in 3 tipologie: alghe calcaree e non, che trovano alla base delle foglie un ambiente sciafilo in cui vivere (simile all’associazione Flabellio-Peyssonnelietum squamariae), alle due specie viene anche aggiunta Digenea simplex, alghe di piccole dimensioni che formano una sorta di film algale ed infine alghe di grandi dimensioni e consistenza morbida. A queste si aggiungono animali sessili bentonici di piccole dimensioni quali Anellidi policheti del genere Spirorbis, briozoi come Electra posidoniae, ascidie come Botrillus schlosseri ed il foraminifero Miniacina miniacea e di grandi dimensioni come l’ascidia Halocyntia papillosa, il mollusco bivalve Pinna nobilis e diverse oloturie.
- Il secondo gruppo, invece, è formato perlopiù da animali che strisciano o che comunque sono dotati di motilità diversa da quella del nuoto. Una stella tipica delle praterie di Posidonia è Asterina pancerii, inoltre in questo gruppo dobbiamo sicuramente annoverare numerose specie di opistobranchi e di prosobranchi tra cui i generi Rissoa, Gibbula e Bittium che sono tipicamente brucatori e si nutrono soprattutto degli epifiti presenti sulle foglie di Posidonia. Sono organismi che durante il giorno vivono in uno stato di quiescenza soprattutto nei pressi dei rizomi di Posidonia mentre durante la notte risalgono le foglie. Tali migrazioni sono dovute all’abbondanza di diossido di carbonio durante la notte alle maggiori profondità e all’abbondanza di luce durante il giorno alle minori profondità. A questi vanno aggiunti diversi piccoli crostacei tra cui numerosi isopodi ed il paguro Cestopagurus timidus, tipico di questa biocenosi, ed il granchio Acanthonyx lunulatus, ed anche Echinodermi quali il Riccio di Prateria, Sphaerechinus granularis.
- Il terzo gruppo, invece, è caratterizzato da organismi che nuotano e sono talora in grado di fermarsi sulle foglie. Di tale gruppo fanno parte perlopiù pesci, tra cui ricordiamo le due specie del genere Hippocampus ed alcuni Signatiformi, tra cui Syngnatus typhle che vive nei pressi della Posidonia e ne mima una foglia morta. A questi dobbiamo aggiungere le diverse specie di Succhiascoglio e gamberi dei generi Hippolyte e Palaemon.
- Il quarto gruppo, infine, è composto da specie di dimensioni microscopiche e poco conosciute (protozoi, nematodi, rotiferi e diatomee)

Tutte queste specie sono sommariamente specie caratteristiche, da non confondere con specie accompagnatrici e specie accidentali che pure possono rinvenirsi solitamente all’interno delle praterie. La presenza di tale biocenosi, inoltre, attira in sé una vasta serie di cefalopodi (Octopus vulgaris, Sepia officinalis, Sepiola spp.) e pesci che non possono essere definiti caratteristici di tale biocenosi ma che comunque non disdegnano trascorrere del tempo in essa. E’ il caso ad esempio di moltissime specie di Labridi ma anche di un imponente erbivoro, Sarpa salpa, una delle 3 sole specie conosciute che si nutrono oltre che degli epifiti anche delle foglie di Posidonia (uno degli altri due è il Paracentrotus lividus, il riccio femmina), questo a causa dell’elevato contenuto in cellulosa che rende le foglie poco appetibili. E’, infine, importante perché le sue praterie vengono utilizzate da moltissime specie di pesci, molluschi e crostacei come zona di nursery in quanto i giovanili possono facilmente fuggire agli attacchi dei predatori rifugiandosi nei buchi all’interno delle matte o tra i fitti fasci di foglie.

La biocenosi della infauna delle matte (MP) costituisce una biocenosi indipendente poco conosciuta e caratterizzata da specie fossorie o natanti tra le matte, tra cui ricordiamo diverse specie del genere Lima e Venus verrucosa, numerosi policheti ed infine crostacei dei generi Upogebia e Callianassa; inoltre numerosissimi organismi detritivori. Questa biocenosi non dipende assolutamente dalla presenza di Posidonia viva, tant’è che tali specie si rinvengono anche in presenza di matte fossili o subfossili. E’ considerato un biotopo intermedio tra i substrati duri e quelli porosi e talvolta all’interno di piccoli buchi possono crearsi delle condizioni che simulano quelle del coralligeno e consentono al suo interno la vita ad organismi che poco tollerano la luce aperta.
Le funzioni della Posidonia oceanica sono molto varie ed a quelle biologiche già elencate in precedenza se ne aggiungono anche altre prettamente ecologiche tra cui quella di garantire l’equilibrio delle coste ed impedire la regressione dei litorali sabbiosi. E’ stato infatti stimato che la regressione di 1 metro di prateria può corrispondere anche alla perdita di 15 metri di litorale sabbioso. Ma anche dopo la morte della pianta la sua funzione continua! Un numero imprecisato di foglie strappate dalle tempeste invernali va infatti ad accumularsi sulla sabbia lungo la riva formando strutture molto particolari dal nome di banquette le quali ancora una volta proteggono i litorali sabbiosi dall’erosione e servono da rifugio e nutrimento per molti insetti, anfipodi ed isopodi. Assieme a queste spesso di rinvengono anche le famose palle di mare, ovvero gli egagropili, costituiti da residui di fibre di rizomi e foglie che a causa del costante movimento del mare si “appallottolano”.
Come abbiamo visto quindi in precedenza affinchè una prateria di Posidonia nasca, si sviluppi e continui a vivere rigogliosa necessita che molti parametri siano in condizioni perfette ed una assenza generale di sostanze inquinanti. Non a caso la specie da circa una ventina di anni è utilizzata uniformemente come bioindicatore della qualità delle acque marine costiere proprio per alcune delle sue caratteristiche, tra cui l’essere una specie bentonica, possedere un ciclo vitale abbastanza lungo, essere diffusa in tutto il Mar Mediterraneo ed inoltre avere capacità di assorbire gli inquinanti nelle proprie foglie ed essere molto sensibile ai cambiamenti ambientali. Ciò nonostante la Posidonia è fortemente minacciata ed in costante regressione in tutto il Mar Mediterraneo. Tra le cause più elevate della sua rarefazione dobbiamo senza dubbio considerare il generale inquinamento presente in alcune aree dove la Posidonia è sempre stata presente (anche da nautica da diporto), la pesca a strascico sottocosta che ne danneggia le piante estirpando i rizomi, l’ancoraggio da parte dei diportisti in zone dove è presente la Posidonia, l’aumento della torbidità delle acque ed i rinascimenti che aumentano in maniera innaturale la presenza di sospensione in acqua che soffoca la Posidonia, l’eutrofizzazione che determina l’aumento delle alghe epifite e quindi una competizione in termini di fotosintetizzazione e l’ingresso in Mediterraneo di due alghe aliene, la Caulerpa racemosa e la Caulerpa taxifolia che competono con la Posidonia in termini di spazio.


Ho presentato questa esposizione come domanda di partenza di un esame universitario, credo possa interessare anche ad altri e quindi la posto. Sarebbe bello se chiunque possedesse foto di Posidonia o di qualsiasi cosa trattata in queste righe la posti così da creare una discussione completa. Ho anche visto foto bellissime di Mabbond e delle piantine di Posidonia appena nata, sarebbero molto gradite . In seguito alla pubblicazione delle foto queste poche righe di sopra magicamente si autodistruggeranno . Correzioni di eventuali errori sono gradite e ben accette .
Ciao ciao
Fabio


Fabiolino pecora nera
...il vero, l'unico, l'originale...

Modificato da - rpillon in Data 03 novembre 2011 13:58:23

sclaudio
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Biologia Marina

Inserito il - 13 ottobre 2008 : 23:59:41 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Bravo! Bravo Fabio!!! C' hai preso 30 e lode VERO???

Cmq in MED c'è un'altra fanerogama... qualè?

CLAUDIO
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Fabiolino pecora nera
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Biologia Marina

Inserito il - 14 ottobre 2008 : 01:17:04 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Purtroppo no . C'è una sesta oltre alle 5 citate?

Fabiolino pecora nera
...il vero, l'unico, l'originale...
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mabbond
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Biologia Marina

Inserito il - 14 ottobre 2008 : 13:58:40 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Un testo di prim'ordine. Complimenti.
Rispondo al'appello dell'amico Fabio postando alcune foto tratte dalla mia piccola esperienza. Vi ricordo che le foto sono state fatte in vasca protetta.

Partiamo dall'inizio: la raccolta dei semi

Immagine:
La Posidonia oceanica
291,68 KB

Michele

Modificato da - mabbond in data 14 ottobre 2008 14:07:03
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mabbond
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 13:59:34 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Un'oliva di mare e la sua dimensione.

Immagine:
La Posidonia oceanica
275,74 KB

Michele
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mabbond
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 14:00:27 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Il seme vero e proprio che è contenuto all'interno dell'oliva.

Immagine:
La Posidonia oceanica
243,19 KB

Michele
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mabbond
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 14:02:02 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Un'oliva semi aperta; si intravede il seme e la protezione che può offrire durante le lunghe spiaggiate.

Immagine:
La Posidonia oceanica
151,48 KB

Michele
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mabbond
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 14:02:57 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
In vasca protetta uno dei semi che galleggiavano mentre si schiude.

Immagine:
La Posidonia oceanica
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Michele
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mabbond
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 14:03:32 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
La germinazione.

Immagine:
La Posidonia oceanica
164,66 KB

Michele
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mabbond
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 14:05:51 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Le prime vere foglie:

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La Posidonia oceanica
261,18 KB

Michele
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sclaudio
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 15:16:09 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di Fabiolino pecora nera:

Purtroppo no . C'è una sesta oltre alle 5 citate?


...e si... c'è la Ruppia.


CLAUDIO
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sclaudio
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 15:52:12 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
ANALISI LEPIDOCRONOLOGICHE

Lepidocronologia (dal greco lepis, lepidos = scaglia; kronos = tempo; logos = discorso) studio delle variazioni cicliche dello spessore delle scaglie, che permettono di individuare il ciclo annuale di crescita della pianta.

Finalita' della Lepidocronologia:
  • stima del tasso di accrescimento dei rizomi;
  • determinazione dell' eta' dei rizomi;
  • creazione di un modello del ciclo di rinnovo delle foglie (ritmo di formazione e di caduta delle foglie,
    longevita' delle foglie);
  • scoperta e datazione di fioriture pregresse da resti di peduncoli fiorali inseriti tra le scaglie;
  • valutazione della produzione primaria dei rizomi e delle foglie;
  • Individuazione dei borers


I primi studi effettuati sulle scaglie dei rizomi di Posidonia oceanica furono condotti nel 1981 da Alain Crouzet, il quale notò che le stesse mostravano delle variazioni cicliche del loro spessore. In analogia con la dendrocronologia, per lo studio di queste variazioni, fu proposto il termine di LEPIDOCRONOLOGIA. Al fine di chiarire a cosa fossero dovuti questi cicli e se erano costanti nel tempo e in punti diversi della stessa prateria, Crouzet procedette all’analisi di 10 – 20 rizomi raccolti ogni mese in quattro siti diversi a diversa profondità, lungo un transetto permanente posto all’interno della Baia di Port – Cross. I rizomi ortotropi raccolti erano parte integrante di uno stesso individuo, e si presentavano uniti tra loro da rizomi plagiotropi all’interno dello stesso metro quadro di prateria.
Per ogni rizoma le scaglie furono tolte attentamente da una parte e dall’altra dell’asse, seguendo la loro inserzione distica.
Lo studio di queste scaglie prese in considerazione due punti principali:
1. lo spessore delle scaglie
2. i caratteri anatomici
Lo spessore delle scaglie fu misurato su sezioni sottili osservate al microscopio, fatte sempre alla stessa distanza dal loro punto di inserzione sul rizoma (15 mm). Furono analizzate, allo stesso tempo, le caratteristiche anatomiche riguardanti i tessuti di sostegno.
Da queste analisi risultò che:
#8722; il ritmo di variazione, in un intervallo di parecchi anni, sembrava essere alquanto regolare: c’era uno spessore della scaglia minimo ogni 6 – 8 scaglie; l’ampiezza delle variazioni dello spessore risultava irregolare e l’andamento della curva delle variazioni era sinusoidale.
#8722; Le variazioni dello spessore delle scaglie avvenivano parallelamente sia in quelle situate da una parte che dall’altra dell’asse del rizoma.
#8722; Lo spessore delle scaglie variava in funzione delle stagioni; l’andamento delle variazioni era uguale per tutte le stazioni anche se, in valore assoluto, lo spessore delle scaglie era sistematicamente maggiore in alcune piuttosto che in altre.
#8722; I tessuti di sostegno assumevano diverse forme: un sottile strato di sclerenchima sottoepidermico, uno strato di sclerenchima a grosse cellule e grossi isolotti di sclerenchima sottoepidermico.
Queste forme, come pure lo spessore delle scaglie, variavano ciclicamente in relazione alla stazione e alla stagione.

I metodi di retrodatazione rappresentano nelle fanerogame marine un potente
strumento per ricostruire dinamiche di crescita, dinamiche di popolazione, sforzo riproduttivo e tasso di recupero.

Vi posto una foto per farvi vedere che tipo di lavoro c'è da fare per questo tipo d'analisi.
Per fortuna questo fascio aveva solo 7 anni!

Immagine:
La Posidonia oceanica
210,79 KB

CIAO

CLAUDIO
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Fabiolino pecora nera
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Biologia Marina

Inserito il - 14 ottobre 2008 : 18:26:40 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di sclaudio:

Messaggio originario di Fabiolino pecora nera:

Purtroppo no . C'è una sesta oltre alle 5 citate?


...e si... c'è la Ruppia.

CLAUDIO


Ma Ruppia mi pare non sia specie marina...

Fabiolino pecora nera
...il vero, l'unico, l'originale...
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paolinoB
Moderatore

Città: Favignana
Prov.: Trapani


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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 18:40:46 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
La Ruppia..è una fanerogama di ambiente salmastro..si trova..
negli ambienti di transizione..tra acque dolci e marine..
quindi acque salmastre!
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sclaudio
Utente Junior


Città: Dove mi porta il vento

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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 18:42:08 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di Fabiolino pecora nera:

Messaggio originario di sclaudio:

Messaggio originario di Fabiolino pecora nera:

Purtroppo no . C'è una sesta oltre alle 5 citate?


...e si... c'è la Ruppia.

CLAUDIO


Ma Ruppia mi pare non sia specie marina...

Fabiolino pecora nera
...il vero, l'unico, l'originale...

IO so di SI. A Trapani c'è la Ruppia depranensis

CLAUDIO
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Fabiolino pecora nera
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 18:55:54 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Grazie Michele e grazie Claudio per l'aggiunta di foto e descrizioni . Non è che qualche altro fotosub (diciamo 3-4 a caso ) ci postano altre foto e ne facciamo un post completo con tanto di illustrazioni???

Fabiolino pecora nera
...il vero, l'unico, l'originale...
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Ro
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Città: Taranto
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Biologia Marina

Inserito il - 14 ottobre 2008 : 19:18:19 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Interessantissimo post e bellissime le foto di Michele a cui vorrei chiedere quanto sono vissute le piantine in acquario?

Vorrei aggiungere delle mie foto riguardanti gli animali che concrezionano i rizomi e che vivono in generale nel posidonieto. Per un pò di tempo ho studiato per conto mio una vasta prateria a Campomarino in provincia di Taranto (da 10 m fino a 25 m di profondità), che purtroppo mostra segnali di sofferenza, in quanto è vicina ad un porto turistico e (nonostante divieti vari) viene frequentemente strascicata dai pescherecci.

Incomincio con questa grossa ascidia coloniale Aplidium comicum che avvolge completamente molti rizomi della fanerogama.

Immagine:
La Posidonia oceanica
47,91 KB

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La Posidonia oceanica
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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 19:19:32 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Anche le spugne non mancano.
Questa è Scalarispongia sp.

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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 19:20:14 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Un cerianto.

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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 19:21:05 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
La stella rossa Echinaster sepositus.

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Inserito il - 14 ottobre 2008 : 19:22:17 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Tra i briozoi da segnalare Membranipora membranacea che crea dei veri e propri manicotti intorno ai rizomi.

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