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Bigeye
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6269 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 04 giugno 2008 : 15:31:21 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

Note biografiche:


48 anni, romano, è biologo e ornitologo e si dedica allo studio degli uccelli da quando era un ragazzo, tanto che la sua prima relazione scientifica fu pubblicata sulla Rivista italiana di Ornitologia quando aveva tredici anni. Oggi insegna Comunicazione della Scienza presso l’Università degli Studi del Molise e Gestione delle risorse animali presso l’Università degli Studi di Camerino, ma continua a essere un uomo di campagna e trascorre gran parte del suo tempo seguendo la vita degli animali negli ambienti naturali.
Ama disegnare gli animali e raccontare la loro vita, anche attraverso favole e storie che animano i suoi interventi televisivi.I suoi studi sull’aquila dei serpenti (giunto ormai al trentesimo anno), sulle otarde, sulle pernici sono divenuti oggetto non solo di relazioni scientifiche, ma anche di testi di narrativa illustrati con i suo acquerelli.
Ha lavorato a lungo nella Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli e nel WWF ed è stato direttore dei programmi per la biodiversità di questa associazione.
Autore e regista di documentari naturalistici e scientifici trasmessi dalle maggiori reti televisive italiane nei programmi PAN Storie Naturali (RAI3), il Mondo di Quark (RAI1), Geo & Geo (RAI3). I suoi documentari sono stati premiati a festival internazionali (festival Wildscreen BBC di Bristol nel 1985 “The life of the Snake Eagle” e festival del film della montagna di Trento).
E’ co-autore e co-presentatore del programma di RAI 3 Geo & Geo, al quale prende parte dal 1997, consulente scientifico del programma televisivo Quark ed è stato autore e conduttore radiofonico per RAI2 (L’Anello di Re Salomone), per RAI3 (La pagina della Scienza) e per Stream TV (Spazio Verde) ed esperto nei programmi di Maurizio Costanzo.
Ha scritto testi a carattere divulgativo sulla natura e sull’ambiente fra cui Atlante della Natura in Italia (Edit.Pizzi), Animali da salvare (Rizzoli), La Natura in Tasca (collana di guide, Mondadori), Un Anno a Torricchio (A.Perdisa Editore), Diario del mare e della Natura (Edagricole Calderini). Con i suoi libri ha vinto il premio Cultura del Mare (San Felice Circeo), il Premio Letteratura naturalistica (Parco nazionale della Maiella, Abbateggio) e la menzione per la divulgazione scientifica nel Premio Trabucco (Parco nazionale del Gargano).



Francesco Petretti
L''Okkione intervista Francesco Petretti
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1) Caro Francesco, mi interesserebbe conoscere il tuo parere sullo stato dell’arte dell’ornitologia italiana all’inizio del terzo millennio. Gli ornitologi italiani sono in fase di crescita (sul piano delle conoscenze), in fase inflattiva (sul piano numerico) o alla perenne ricerca di identità?

Sono sicuramente in fase di crescita sul piano delle conoscenze e sul piano numerico, fatto che ci avvicina al resto dell’Europa. Devo sottolineare, ma questo è un male che affligge le Scienze in ogni settore, la ricerca di una eccessiva specializzazione e la perdita di quell’interesse per le conoscenze naturalistiche di base che nel passato ha sempre contraddistinto chi si occupava di ornitologia in Italia.



2) Appassionati, birders, professionisti, pubblicazioni elettroniche in serie, accademia, mailing list e siti web. A tuo avviso la sinergia tra questi soggetti e media è sufficientemente sviluppata o potrebbe essere maggiormente dinamica e fruttuosa?

Potrebbe essere maggiormente dinamica e fruttuosa, basti guardare a quanto l’ornitologia inglese ricorre agli amatori e dà risalto attraverso i media al loro coinvolgimento in progetti di ampio respiro come il Common Bird Census.



3) In questo momento Francesco quali sono le ricerche in cui sei impegnato e i progetti in fase di realizzazione a cui dedichi le tue energie e competenze?

Continuo a lavorare sulle mie “ specie storiche”: il biancone nei monti della Tolfa e nel parco Regionale della Maremma, con particolare riguardo alla sua ecologia alimentare e al suo impatto sulle popolazioni di prede sfuggenti e sconosciute come i serpenti, e la gallina prataiola, per conto della Lipu, allo scopo di meglio definire lo status delle popolazioni sarde in funzione delle aree di protezione ZPS e SIC. Mi sto interessando anche del comportamento predatorio del gabbiano reale in città su diverse specie di uccelli.



4) La crisi in cui versa l’I.N.F.S. che fatica a trovare una corretta soluzione, a tuo avviso rappresenta il sintomo di un paese a bassa “caratterizzazione naturalistica” o può in parte riflettere le difficoltà di indirizzo dell’Ente e del suo funzionamento recente? Ma io devo solo fare le domande, pardon.

La mia opinione è che quali siano le cause, la presenza di un ente centrale con funzioni di indirizzo e coordinamento è assolutamente indispensabile. Forse un’articolazione policentrica e con maggiore apertura all’esterno sarebbe utile, ma servirebbero risorse che in questa fase sembra manchino anche per gli aspetti gestionali ordinari. Dobbiamo tuttavia continuare ad avere un approccio positivo e fattivo. L’INFS è una struttura piena di straordinarie professionalità e ha fatto un lavoro egregio nel passato, rimettendoci al passo con l’Europa per quanto riguarda ad esempio inanellamento e censimento invernale. Deve continuare a farlo, deve recuperare autonomia e autorevolezza, le risorse umane ci sono, occorrono un po’ di risorse economiche e soprattutto una redefinizione degli obiettivi.



5) Vecchia e nuova Sistematica. Splitting continui di specie e gruppi mi pare possano creare una certa confusione anche tra gli addetti ai lavori. Data per buona la tesi che una sistematica moderna non può prescindere da analisi del DNA e da comparazioni di distanze genetiche per separare gruppi (senza però dimenticare gli elementi classici quali oologia, morfometria, comportamento ecc.), non sarebbe opportuno proporre una sorta di moratoria (mettiamo 10 -15 anni) per sedimentare metodi e conoscenze più ampie e verificate e poi costruire il “Sistema nuovo”?

La moratoria sarebbe una soluzione tampone, io personalmente credo che non ci sia bisogno di separare le specie in una moltitudine di specie sorelle: è ovvio che le cinciallegre che vivono nel parco d’Abruzzo sono diverse da quelle che abitano nell’altopiano di Asiago , ciascun genetista e biologo delle popolazioni lo sa. Credo che debba essere riletto da tutti coloro che si occupano di sistematica il testo l’Evouzione delle specie animali di Mayr. Ci si renderebbe conto che la variabilità degli assetti genetici all’interno della specie “classica” è tale che se volessimo applicare alla lettera le tecniche di analisi del DNA per misurare la distanza genetica fra le popolazioni e così frazionarle avremmo un abnorme proliferare di sottospecie e specie con il caos nella nomenclatura. Dimenticheremmo che in fondo ciascuna specie non è altro che la somma di popolazioni ciascuna delle quali ha una sua identità genetica: lo sappiamo, non c’è bisogno di dare un nome a tutta questa variabilità: Viva i lumpers!



6) Anche se gli studi faunistici in Italia sono tuttora prevalenti e la cerchia degli ornitologi “attrezzati” si è allargata non si riesce ad organizzare una task force coordinata a livello nazionale ed articolata su dimensione regionale in grado di monitorare se non tutta l’avifauna italiana (impresa non impossibile) almeno la maggior parte dei taxa ornitici. Io ritengo che ci sarebbero capacità, voglia e motivazione. Come al solito mancano i soldi (verissimo e grave) o siamo anche un pò troppo cani sciolti e pigri?

Siamo un po’ troppo cani sciolti, del resto l’Italia è la nazione dei comuni o dei campanili.



7) Gli ornitologi italiani sono stati considerati per troppo tempo dei “paria”, quasi delle schiappe col binocolo a forma di mandolino. Tuttavia mi sembra che la situazione recente sia radicalmente e profondamente cambiata negli ultimi anni. Cosa ne pensi Francesco?

Gli ornitologi italiani sono molto validi, ma anche nel passato, ai tempi di Moltoni , erano considerati fra i migliori d’Europa: certo erano pochi, oggi sono di più. Che i giovani non perdano di vista però la preparazione solida di base nella biologia e nelle scienze naturali: l’ornitologia non può essere solo un grande castello di analisi statistiche su un campione di dati senza accmpagnarsi a una consapevole e profonda conoscenza dei fenomeni biologici.



8) I Cambiamenti climatici, il global warming stanno mutando il panorama faunistico italiano. Per l’ornitologia, si sono osservati locali incrementi di popolazioni nidificanti in ambiente xerico e svernamenti di specie che normalmente avevano aree invernali in Africa. Sembrerebbe, senza entrare troppo nel dettaglio, e dato per certo che nessuno voglia andare a cercare Corrioni biondi sulle dolomiti di Belluno, che sul breve e medio periodo il riscaldamento possa essere valutato come fattore ecologico positivo per un numero elevato di specie. Cosa ne pensi Francesco?

Anche qui dovremmo ragionare in modo obiettivo: il riscaldamento globale sconvolge gli equilibri e quindi intacca la stabilità dei sistemi antropici: è l’uomo a subirne le conseguenze in prima battuta. Per le specie animali e vegetali si aprono prospettive di cambiamento: del resto si perdono le pernici bianche sulle Alpi, ma si guadagnano i fenicotteri nelle lagune venete. Chi può dire quale delle due specie valga di più?



9) Ricerca di base e protezione. Mi interesserebbe una tua opinione sul tema in generale. In particolare, l’apporto degli ornitologi alla creazione dei S.I.C. (Siti Importanza Comunitaria) è stato rilevantissimo, tuttavia questo strumento di gestione stenta a decollare, anche se qualche apprezzabile risultato lo abbiamo ottenuto. L’interfaccia ricerca vs. burocrazia è sempre così “terribilmente” insormontabile?

E’ difficile, ma non è impossible, possiamo farcela. In ogni caso già avere sulla carta queste informazioni e la definizione dei SIC è un passo avanti: anche i parchi e le riserve non si sono fatti in un giorno.



10) Per finire Francesco e per dare uno spunto agli appassionati e agli ornitologi più giovani, quali sono a tuo parere le linee di ricerca maggiormente trascurate in Italia, quali quelle più urgenti e che a tuo avviso non meritano ulteriore dilazione?

Mi piacerebbe che si lavorasse di più sugli aspetti ecologici, cioè sul rapporto fra gli uccelli e gli ambienti, in particolare nelle situazioni meno note. Ad esempio sappiamo di cosa vivono le migliaia di coppie di berte e uccelli delle tempeste che nidificano nelle isole itaiane? Dove e cosa vanno a mangiare? Sarebbe bene lavorare sugli ambienti disturbati e alterati, come il tessuto suburbano e agricolo, al contatto fra città e campagne: il futuro del nostro paesaggio è purtroppo quello, sarebbe quindi importante sapere quali specie e come riescono ad adattarsi a tali situazioni. Certo, e parlo per me, studiare gli uccelli è anche un modo per frequentare e visitare quei paesaggi meravgliosi ai quali sono affezionato: ho bisogno della Maremma e dei suoi vasti orizzonti, delle steppe della Sardegna e del loro pullulare di vita, delle piccole isole di roccia disabitate, delle vette degli Appennini aspre e ancora inalterate delle lagune ben protette piene di uccelli. Lì vado appena ho un po’ di tempo.



11) Ringraziandoti di cuore a mio nome e di tutta Natura Mediterraneo, vuoi aggiungere qualche valutazione finale a margine?

Leggete, cari amici, non limitatevi a consultare internet. Aprite la vostra mente a tutte le discipline naturali: leggete anche i libri classici di ornitologia e non solo, gli studi di zoologia di campo dei grandi zoologi stranieri, sappiate riconoscere anche i fiori e gli insetti e interpretare un paesaggio non solo con i numeri, ma anche con la vostra sensibilità.




Angelo okkione Meschini
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