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 Foce Bevano - una storia
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theco
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Inserito il - 08 gennaio 2007 : 10:28:50 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Proseguo con le particolarità del torrente Bevano (la brevità del suo percorso non gli ha consentito di accedere agli onori toponomastici come fiume, ma appena come torrente).

I meandri sono una simpatica iniziativa che prendono i corsi d’acqua quando si impigriscono.
Affinchè si realizzino quelle anse grassottelle e tondeggianti è necessario che la pendenza topografica sia inferiore allo 0,1 per mille. Ciò significa che per discendere di una quota pari all’altezza di una bic l’acqua deve percorrere quasi 2 chilometri.

In una piana così ‘tirata a livella’ l’acqua rinuncia al proprio temperamento impetuoso e ciondola pigramente in ogni direzione, godendosi il panorama; addirittura in alcuni tratti del meandro l’acqua sembra dimenticarsi delle leggi fisiche e andare in contropendenza rispetto all’inclinazione generale del piano topografico.

La particolarità dei meandri è costituita dal fatto che la corrente fluviale, per effetto della forza centrifuga in curva, scorre fino a 5 volte più velocemente nella parte convessa del meandro, rispetto alla parte concava, creando un profilo asimmetrico, nel quale il fiume erode un lato del proprio alveo, mentre deposita dall’altro.

Immagine:
Foce Bevano - una storia
243,47 KB

‘Cavoli voi’ Margherita, hai notato giustamente che il profilo delle due sponde in foto è asimmetrico e perfect ha aggiunto che una delle due sponde è soggetta ad erosione.

Immagine:
Foce Bevano - una storia
230,51 KB

Nel punto 1 la corrente scorre molto lentamente e il fiume deposita sedimenti, creando un pendio dolce; nel punto 2 la corrente è molto più forte e il fiume erode le proprie sponde, asportando sedimenti e creando una parete ripida.

Questo particolare meccanismo di erosione e sedimentazione sincrone, porta alla migrazione del meandro: il meandro della foto si sta spostando allegramente da sinistra verso destra.
In pianta i meandri di questa foce stanno migrando nel senso indicato dalle frecce della foto seguente, distruggendo territorio davanti a sè e creandone di nuovo dietro di sè.

Immagine:
Foce Bevano - una storia
247,85 KB

Questo meccanismo di migrazione può portare i lati opposti del meandro a ravvicinarsi tra loro, creando una strozzatura nel corso fluviale. Quando il meandro è sufficientemente strozzato il fiume può stancarsi di fare il giro lungo e allora, durante un evento di piena particolarmente energetico, può decidere di saltare il meandro stesso, isolandolo definitivamente dal corso principale.

I meandri abbandonati (lanche) sono sempre siti particolarmente interessanti per la biodiversità che ospitano, nella foto precedente sono rappresentati dalle zone 1 e 2.

Ciao, Andrea
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FOX
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Inserito il - 08 gennaio 2007 : 10:47:46 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
La legge e la forza della natura non hanno limiti...

simo

________________________________________________________________
Alto è il prezzo quando si sfida per vanità il mistero della Natura - I. Sheehan

Modificato da - FOX in data 08 gennaio 2007 11:38:05
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theco
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Inserito il - 08 gennaio 2007 : 11:02:36 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Visto che ho introdotto la biodiversità, mettiamo momentaneamente da parte la geomorfologia, per andare a vedere qualche essere vivente che frequenta questa zona.

Complessivamente nell’area sono segnalate 62 specie animali tutelate dalla direttiva 79/409/CEE nei suoi vari allegati:
• Insetti 1
• Pesci 4
• Rettili 7
• Anfibi 2
• Mammiferi 4
• Uccelli 44

Vista la predominanza degli uccelli approfondisco un po’ la sezione relativa all’avifauna. Di seguito riporto la lista delle 44 specie ornitiche segnalate a foce Bevano e tutelate all’allegato I della direttiva CEE.
Il significato della fenologia è il seguente:
N = nidificante
W = svernante
S = stanziale
M = di passo
Complessivamente sono 20 le specie nidificanti e altrettante quelle esclusivamente di passo, in sosta durante le migrazioni; 9 sono le specie svernanti.

Lista avifauna tutelata:
Foce Bevano - una storia
265,69 KB

Siccome le mie foto ‘a terra’ lasciano un po’ a desiderare ho chiesto soccorso ad un collega di lavoro, che mi ha gentilmente concesso di utilizzare alcune sue immagini di foce Bevano.
Si chiama Massimo, lo ringrazio per la gentilezza e spero che decida di unirsi a noi.
Se ho sbagliato qualche determinazione prego gli amici ornitologi di correggermi.

Garzetta in versione 'arboricola' - foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
228,55 KB

Garzetta in versione 'terrestre' - foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
250,86 KB
da notare tra l'altro la vegetazione alofila: Limonium serotinum e Aster tripolium.

Garzetta in versione 'balneare' - foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
264,71 KB

Una famigliola di fraticelli - foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
224,04 KB

sullo stesso palo dei fraticelli un immaturo di cormorano

Foto di Massimo Mini
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221,83 KB

Cormorano adulto - foto di Massimo Mini
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219,08 KB

E per concludere un'immagine botanica.
A foce Bevano è presente un raro endemismo, che vive solo sulle coste veneta e romagnola: si tratta di Salicornia veneta.

Salicornia veneta
Foce Bevano - una storia
252,07 KB

La foto è mia, si vede per caso?
a mia discolpa il fatto che questa pianta aiuta proprio pochino con la sua bellezza.

Ciao, Andrea
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lynkos
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Città: Sant'Eufemia a Maiella
Prov.: Pescara

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Inserito il - 08 gennaio 2007 : 11:22:47 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Ho finito le patatine e pistacchi tanto tempo fa, ma chi se ne frega... troooopo bella questa documentazione. Un sentito ringraziamento a te Andrea e a Massimo. Questo post sta diventando un modello da seguire per chiunque volesse documentare e approfondire un territorio, i suoi fattori "modellanti" e i suoi abitanti.

Sarah


"... mi rendo conto anche che non possiamo vincere questa battaglia per salvare specie e ambienti senza creare un legame emozionale tra noi e la natura, poiché non lotteremo per salvare ciò che non amiamo (ma che apprezziamo solo in qualche senso astratto) ... dobbiamo fare spazio alla natura nel nostro cuore." (S. J. Gould)
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theco
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Inserito il - 09 gennaio 2007 : 09:41:20 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
E il mare fa solo da spettatore?
Neanche per idea, fa di tutto per imporre il suo punto di vista, e ci riesce anche.

Fiume e mare sono due fonti di energia che vengono in contatto alla foce.
Se predomina l’energia del fiume, i materiali da questo trasportati danno luogo a un deposito alluvionale che crea un delta fluviale.
Viceversa il prevalere dell’energia delle correnti marine comporta lo smantellamento dei depositi allivuonali e il trasferimento altrove del materiale depositato dal fiume: la foce diventa un estuario, ed è questo il caso del Bevano.

Sviluppo della foce
Foce Bevano - una storia
250,42 KB

Le correnti lungo-costa prevalenti nella zona del Bevano sono orientate da sud verso nord (cioè da destra verso sinistra nelle foto). Questo fa sì che le correnti marine, perdendo energia a contatto della corrente del Bevano, depositino il loro materiale in sospensione. L’effetto di questo accumulo di materiale tende ad allungare la spiaggia, spingendo la foce del Bevano verso nord.

La foce del ’54 si trova nel ’98 alle spalle del litorale, sotto forma di meandro abbandonato dal fiume. Il litorale si è allungato e la foce è stata costretta a migrare verso nord.

Nella foto del ’98 si vede bene anche il gioco dei sedimenti: quelli sabbiosi marini chiari (in alto a destra) trasportati dalle correnti si depositano non appena trovano l’impedimento costituito dalla corrente fluviale (facendo crescere la spiaggia a sud della foce); i sedimenti del Bevano hanno invece un colore più scuro (argille) e non riescono ad addentrarsi in mare, ma vengono schiacciati sotto costa dalla maggiore energia della corrente marina (in queste condizioni il povero Bevano non riuscirà mai a costruirsi un delta).

La foto del 2003 conferma il trend precedente: la spiaggia è ulteriormente cresciuta a sud della foce e la foce ha dovuto spostarsi ulteriormente a nord.
Tra l’altro questa foto è stata fatta in un momento di relativa calma delle correnti marine, infatti si vede come i sedimenti del Bevano riescano ad inoltrarsi in mare.

la foce vista dalla duna nord
Foce Bevano - una storia
254,21 KB

foce in controluce - foto di Massimo Mini
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260,33 KB

Ciao, Andrea
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theco
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Inserito il - 15 gennaio 2007 : 13:07:44 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Come visto nella zona di foce Bevano ha prevalso nell’ultimo mezzo secolo la sedimentazione di depositi sabbiosi marini, che hanno ampliato l’arenile esistente. Una volta che il progressivo ritiro della linea di costa porta le sabbie ad emergere, queste sono sottoposte all’azione di un nuovo agente modellante: il vento, che nelle aree litoranee può sviluppare energie consistenti, tali da arrangiare le sabbie in nuove forme, le dune.

Il litorale - foto di Massimo Mini:
Foce Bevano - una storia
238,14 KB

Nel settore nord di foce Bevano la duna attiva è tuttora ben conservata (fino a 3 metri di altezza). Si presenta con la forma caratteristica delle dune litoranee: il lato sopravento della duna ha un pendio dolce, in quanto il vento vi sospinge i granelli di sabbia, viceversa il lato sottovento della duna ha un profilo ripido in quanto i granelli di sabbia, non più sorretti dal vento, vi precipitano per forza di gravità. Il continuo movimento dei granelli di sabbia da un lato all’altro della duna provoca il movimento della duna stessa, che nel tempo si allontana progressivamente dal litorale.

lato mare della duna con pendio dolce
Foce Bevano - una storia
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lato terra della duna con pendio ripido
Foce Bevano - una storia
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La vegetazione delle dune svolge un’azione edificatrice, contrastando il movimento dei granuli sabbiosi e ‘fissando’ le dune. Sulla duna riescono a vegetare solo poche piante (psammofile) altamente specializzate, in quanto le condizioni di vita sono particolarmente stressanti: l’umidità del substrato è praticamente nulla, la salinità è prossima a quella marina, la temperatura è molto elevata, i venti sono molto intensi e il substrato stesso è sciolto e mobile.
I principali adattamenti sviluppati dalle piante per vivere in un ambiente così ostico sono: apparati radicali profondi e ramificati; forme a cuscinetto; succulenza delle foglie.

Sulla sezione ancora embrionale della duna vegeta il cakileto, un’associazione vegetale caratterizzata dalla presenza di una crocifera annuale, Cakile maritima.
Cakile maritima
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Cakile maritima
Foce Bevano - una storia
226,27 KB

La parte più elevata delle dune è caratterizzata dall’ammophileto, un’associazione dominata da Ammophila littoralis, una graminacea perenne molto tenace, in grado di contrastare efficacemente l’azione del vento.
Ammophila littoralis
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261,96 KB

Euphorbia paralias
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Ciao, Andrea
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lynkos
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Inserito il - 15 gennaio 2007 : 14:55:49 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia

(Una nota tecnica, per qualche ragione le righe di testo sono molto lunghe (almeno per me) e non rimangono più sullo schermo, così leggere diventa difficile. Come mai?).

Sarah


Ogni tanto succede anche a me!!

simo


Modificato da - FOX in data 15 gennaio 2007 15:44:34
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lynkos
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Inserito il - 16 gennaio 2007 : 09:17:42 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Qualcosa di strana è successo qui e quando Simonetta ha risposto al mio messaggio, il mio testo originale è sparito!!! Cose che capitano. Non mi ricordo le mie parole precise, ma a parte i complimenti calorosissimi ad Andrea, parlavo del senso del "pianeta che vive" che esce da questo post, qui in particolare la battaglia eterna fra terra e mare, combattuta in una zona resa ancora più delicata e fragile dall'uomo (e la donna) che hanno trasformato il litorale da habitat naturale in modo di vita.

Sarah


"... mi rendo conto anche che non possiamo vincere questa battaglia per salvare specie e ambienti senza creare un legame emozionale tra noi e la natura, poiché non lotteremo per salvare ciò che non amiamo (ma che apprezziamo solo in qualche senso astratto) ... dobbiamo fare spazio alla natura nel nostro cuore." (S. J. Gould)
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theco
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Inserito il - 16 gennaio 2007 : 09:34:33 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Io qui le righe le vedo bene, però so cosa intendete ed è veramente fastidioso.

Il tuo messaggio Sarah non è sparito, sembra essere stato modificato da Simonetta.

Forse Simo per inserire il suo contributo ha inavvertitamente usato la funzione 'modifica' al posto di 'rispondi' oppure invece ha usato le funzioni correttamente e allora è il programma che ha qualche problema. Non saprei.

Comunque il senso (e direi quasi anche le parole) sono gli stessi che hai inserito nuovamente.

Grazie

Ciao, Andrea
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Inserito il - 16 gennaio 2007 : 09:56:27 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di theco:

Io qui le righe le vedo bene, però so cosa intendete ed è veramente fastidioso.


Dovrei aver risolto il problema dello scorrimento laterale dovuto al ridimensionamento delle immagini in presenza di più pagine.

Ben
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theco
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Inserito il - 17 gennaio 2007 : 12:54:49 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Le mani della gente fanno bene o fanno male all’ambiente?

Necessariamente né l’uno né l’altro secondo me, dipende dal cervello e dal cuore che stanno dietro le mani.

Ma vediamo più da vicino le tracce della fauna umana al Bevano.

Foce Bevano è stata una delle primissime spiagge per nudisti in Italia, una meta fondamentale per gli appassionati del genere.
Fino dagli anni ’60, quando il nudismo era ancora una vergogna per la società, qui è andato in scena tutto il teatrino: retate di carabinieri che si portavano via gente nuda, guardoni con binocoli appostati dietro le dune, barchette a noleggio per ancorarsi a poco distanza dalla riva (binocolo incluso nel prezzo), ecc.

Ancora oggi alcuni settori della spiaggia sono frequentati da nudisti: una categoria eterogenea all’interno della quale potete trovare famigliole con bambini di fianco a balordi poco raccomandabili.
Un consiglio: se c’è una cosa che fa imbestialire un nudista, che solitamente è persona mansueta e contemplativa, è qualcuno che gira con una macchina fotografica in mano; evitate quindi visite sulle dune nella stagione estiva (non per niente tutte le mie foto sono invernali).

Vi racconto un piccolo aneddoto.
Anni fa su questa spiaggia Legambiente aveva l’abitudine di fare la giornata di pulizia dell’arenile, verso l’inizio dell’estate. In tanti volontari si andava al ritrovo e muniti di sacchettoni della spazzatura ci si disperdeva lungo la spiaggia (che è lunga parecchi chilometri).
Mi è capitato che strada facendo si unissero a me nudisti incontrati sulla spiaggia i quali, da persone sensibili all’ambiente, desideravano partecipare attivamente alla pulizia della loro spiaggia.
E così si condivideva il sacchettone nero, passeggiando e chiacchierando con simpatiche persone completamente nude, in un clima un tantino surreale per chi, come me, si teneva ben stretti i pantaloni

Foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
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Foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
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Ai nudisti si sono aggiunte nel tempo altre categorie umane che frequentano foce Bevano, tutte unite da un filo sottile: la sessualità.

E così il posto è frequentato da prostitute e dai loro clienti, è un punto di incontro per single omosessuali, per ‘strambo-sessuali’, ecc.

Tutto queste persone come interagiscono con l’ambiente? Grosso modo non gliene frega niente, si limitano ad abbandonare qualche rifiuto, però costituiscono un formidabile deterrente alle invasioni di massa. Una cattiva fama può proteggere un posto da rischi maggiori.


Foce Bevano - una storia
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Foto di Massimo Mini
Foce Bevano - una storia
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Foce Bevano - una storia
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E qui concludiamo con l’esposizione della fauna umana ‘di passo’ e passiamo a quella ‘stanziale’.
A foce Bevano prospera un villaggio abusivo di baraccopoli vacanziera.

Esistono le ordinanze di demolizione ed esistono i ricorsi degli abusivi, il tutto più o meno perso non so più in quale grado di processo. La ruspa è un miraggio e si è instaurato da tempo una sorta di quieto vivere tra l’amministrazione e gli abusivisti.
Credo che nemmeno nel nostro sgangherato Paese esistano altre realtà simili: un intero villaggio abusivo all’interno di un’area protetta da un Parco naturale, con stratificazione di vincoli ambientali, sia nazionali che internazionali.

Il villaggio abusivo
Foce Bevano - una storia
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Non ho molto da dire al riguardo, ho esaurito l'indignazione: non molto tempo fa mi sono trovato sul posto a chiacchierare con un proprietario di baracca da vacanze, il quale si irrigidì sentendosi definire abusivo e mi disse che lui si sentiva in regola perché pagava le tasse sui rifiuti per quel capanno.
Evidentemente riteneva che ad un abusivo l’immondizia debba essere rimossa gratuitamente.

In conclusione la presenza umana riduce molto il valore ambientale di foce Bevano.

Concludo questa panoramica sulla fauna umana locale presentandovi un esemplare particolare: come distruggere l’ultima duna naturale rimasta, che tra l’altro è probabilmente l’unica cosa che impedisce al mare di allagare la casa del prode centauro.
Che ne dite lo assegniamo il premio quale mammifero più furbo presente in zona?


Foce Bevano - una storia
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Ciao, Andrea
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lynkos
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Inserito il - 17 gennaio 2007 : 14:05:56 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
E così il posto è frequentato da prostitute e dai loro clienti, è un punto di incontro per single omosessuali, per "strambo-sessuali", ecc.

Una storia molto familiare, che almeno in questo potrebbe essere quello di Capocotta sul litorale romano.
Tutto queste persone come interagiscono con l'ambiente? Grosso modo non gliene frega niente, si limitano ad abbandonare qualche rifiuto, però costituiscono un formidabile deterrente alle invasioni di massa. Una cattiva fama può proteggere un posto da rischi maggiori.

Più o meno d'accordo, ma almeno qui, queste attività continuano nelle dune retrostanti la spiaggia, che sono percorse da una fitta rete di sentieri "abusivi" e frequentazione diffusa che in sé rappresenta una pressione erosiva da non sottovalutare, anche se certo, meno distruttivo che i soliti "scempi del litorale".

Sarah


"... mi rendo conto anche che non possiamo vincere questa battaglia per salvare specie e ambienti senza creare un legame emozionale tra noi e la natura, poiché non lotteremo per salvare ciò che non amiamo (ma che apprezziamo solo in qualche senso astratto) ... dobbiamo fare spazio alla natura nel nostro cuore." (S. J. Gould)
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theco
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Inserito il - 23 gennaio 2007 : 11:30:18 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Concludo questa panoramica su foce Bevano, con la storia recente.

Siccome i territori retrostanti sono sotto il livello del fiume e i meandri della foce rallentano il deflusso, accade che durante gli eventi di piena il Bevano non ce la faccia a drenare le acque, che invadono i territori produttivi. Insomma le campagne bonificate che stanno nel bacino del Bevano sono state soggette più volte ad allagamenti.

Questo ha creato ovviamente una situazione di difficoltà. La foce del Bevano non è più ‘officiosa’ per esprimersi con la terminologia del genio civile, occorre intervenire per ripristinare un corretto drenaggio delle acque fluviali.

La proposta di intervento è andata avanti per anni, tra discussioni e polemiche, poi si è concretizzata in un progetto di ‘basso’ impatto ambientale, che prevede l’apertura di due foci artificiali più a sud di quella attuale, in modo da far saltare al fiume l’ultimo meandro (non entro nei particolari del progetto, ma se a qualcuno interessano lo dica).
L’aggettivo ‘basso impatto’ è stato giustificato con l’utilizzo di tecniche soft: niente cemento, ma solo spostamento di volumi di sabbia, trattenuti nella nuova posizione da palificate in legno.
Nell’immagine seguente il progetto:


Foce Bevano - una storia
242,63 KB

Nell’autunno scorso il progetto è stato realizzato con grande enfasi sulla sensibilità ambientale con cui si era intervenuti. Tra gli obiettivi non c’era solo restituire ‘officiosità’ alla foce, ma anche ricostituire la duna e la pineta costiera dove le stesse erano state erose.
In effetti, in confronto agli interventi standard di risistemazione delle foci, qui sono andati con i guanti di velluto.

Tutti contenti?
Forse sì, ma il mare però la pensava diversamente: alla prima mareggiata invernale ha divelto tutte le soft-palificate e riportato le sabbie dove le aveva messe lui, con buona pace dei quattrini spesi per intervenire.

E adesso che succederà?

Ricapitoliamo: il fiume è stato costretto dentro argini artificiali (le attività produttive hanno il diritto di restare all’asciutto), poi gli è stato impedito di compiere naturalmente il salto dell’ultimo meandro, perché avrebbe dovuto passare in mezzo al villaggio abusivo (non vorremo mica dimenticarci dei diritti degli abusivi). La situazione è diventata esplosiva (basta qualche giorno di pioggia a provocare allagamenti) e l’intervento soft è fallito.

Eviterò la morale finale, ma temo che il ‘tutti vissero felici e contenti’ sia fuori luogo. Qualche domanda invece:

Quali sono i parametri di gestione più corretti per un piccolo territorio, caratterizzato da una situazione ambientale qualitativamente valida, ma fortemente in disequilibrio con la realtà di tutto il territorio circostante?

I progetti di intervento mirano a sanare le ferite del territorio provocate dall’uomo, attraverso interventi umani. E’ possibile? O forse sarebbe più opportuno ‘farsi da parte’ e lasciare che il sistema naturale ritrovi nel tempo i propri equilibri?

Cosa significa qui conservazionismo ambientale? Bloccare ogni dinamica e fissare nel tempo il modello attuale? Oppure conservare l’attuale dinamica, accettando che i modelli cambino nel tempo, non necessariamente in modo qualitativamente positivo?

Non lo so, ma temo che la parola 'cemento' sia l’unica risposta che alla fine si vorrà dare a queste domande. Spero tanto di sbagliarmi.

Ciao, Andrea
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FOX
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Inserito il - 23 gennaio 2007 : 11:33:21 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia

Il tutto molto sconcertante, la domanda è sempre la stessa, che dobbiamo fare?

simo

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antofilo padalassino
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Inserito il - 30 maggio 2008 : 14:10:26 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
E'certamente molto merito del "narratore" se la storia della foce del Bevano è così appassionante, anche se la natura dei luoghi gioca un ruolo importante.
Me la sono stampata e - a puntate come l'Autore - vorrei inserire dei commenti, che metto in fila seguendo il testo.
"Storia magica e sfortunata"
Magica certamente, come magici sono tutti i siti dove la naturale vocazione dei luoghi riesce ad esprimersi, e dove la presenza umana volge al meglio questa naturale vocazione (pensiamo ai paesaggi umbri o toscani, che sono prima di tutto dei paesaggi antropici che invece di soffocare la natura la esaltano).
Sullo "sfortunata" dissento profondamente, e lo spiegherò meglio nel corso dei successivi interventi.
Foce del Bevano, al contrario di altri incredibili siti drasticamente modificati (tanto per rimanere in ambito costiero: Valle del Mezzano, Valli Gaffaro e Giralda, Valle della Falce, Valli tra Po di Maistra e Po di Goro) oggi scomparsi, è scampata alle ignobili modificazioni proposte e sostenute da un malinteso senso di sviluppo.
Aggiungo: Foce Bevano si trova oggi ad essere tutelata da un consistente e differenziato numero di provvedimenti di tutela, assommatisi nel tempo grazie all'azione illuminata di cittadini riuniti in spontanei comitati, di associazioni, di funzionari e dirigenti di pubbliche amministrazioni (sì, ogni tanto ce n'è qualcuno ...). Cito a memoria: vincolo paesaggistico, decreto Galasso, Convenzione di Ramsar, Riserva naturale, Parco del Delta del Po.
E - checchè se ne dica - è un sito abbastanza controllato.
Altri siti di pari importanza non godono di questo previlegio.
Un'ultima annotazione: al vicino "numero 1 della foto" (il Parco di Mirabilandia) presto si dovrebbe affiancare, quasi a contatto con la dantesca "divina foresta spessa e viva", quella Pineta di Classe nella quale Boccaccio ambienta - se i ricordi scolastici sono ancora vivi - la novella di Nastagio degli Onesti, un parco tipo zoo-safari, una mostruosità senza base scientifica nè etica, anche questa per far danaro.
Buon "pontelungo" ed alla prossima puntata.
A.P.


...il perchè siano gli Italiani tanto freddi nell'esaminare i portentosi prodotti della natura, non può ripetersi, se non che da una lagrimevole trascuratezza, e dall'ignoranza, che amano...
Cesare Majoli (1746 - 1823)
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theco
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Inserito il - 30 maggio 2008 : 14:31:59 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Benvenuto nel forum A.P., aspettiamo con piacere i tuoi commenti sul Bevano

Ciao, Andrea
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antofilo padalassino
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Inserito il - 09 luglio 2008 : 15:09:26 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Sfuggito alla "selva oscura" della burocrazia ed ai suoi labiritici percorsi, in un attimo di relativa calma inserisco la seconda puntata che avevo promesso e che ho preparato nei fine settimana, alfresco delle spesse mura della mia abitazione.
Andiamo un attimo indietro nel tempo, quando sia tra i frequentatori dell'insediamento spontaneo non coordinatocome fu definito da alcuni urbanisti del tempo, sia tra i pescatori, i cacciatori, gli amanti della natura, delle passeggiate, del bagno, si diffonde la notizia della prevista urbanizzazione con relativo porto turistico.

Una nota sull'esigenza di avere un porto turistico: passeranno trent'anni, ma un'altra parte del territorio ravennate sarà stravolta (con notevoli costi per la comunità) per trasformare Casal Borsetti e la foce a mare del Canale in destra Reno in un insediamento assolutamente incongruente col territorio, l'abbattimento del ponte esistente e la sua sostituzione con un servizio di traghetto per pedoni e ciclisti.

Sorse così un comitato spontaneo (cui contribuì anche una nota associazione ambientalista) che - come è stato raccontato - si adoperò per la salvezza di quell'area.
E' forse il caso di aggiungere che ciò fu possibile perchè vi fu un audace pretore [cui si deve anche la salvezza dell'area di Punte Alberete e Valle Mandriole (o della Canna)]che ebbe il coraggio di mostrare che (talvolta) la legge è uguale per tutti. Ho avuto occasione di vedere, nell'ambito della mia professione, alcune delle perizie sull'importanza dei luoghi e credo di non tradire il segreto d'ufficio dicendo che, ad esempio, la perizia sulla vegetazione dei luoghi fu opera di un importante docente di scienza della vegetazione.
E, come è stato raccontato, l'area si è salvata.

Com'era il sito, prima dello stato in cui ora è ridotto ? Chi erano i suoi frequentatori, prima dell'attuale "folcloristica" e variamente assortita fauna umana ?

Innanzitutto diciamo che non erano tutti (e forse neanche maggioritari) cittadini ravennati, per i quali andare al mare, a due passi dalla città, non è mai stato un problema.
Ravenna ed i ravennati hanno un legame strettissimo con il mare, luogo di riposo, di scherzi, di formidabili mangiate e bevute (illuminante in proposito il sonetto di Olindo Guerrini "Gita di piacere")
A Marèna (Marina di Ravenna)ui si va in biziclèta e ci si va tutt'ora, o tra gli anni 50 e 60 ci si andava col Mosquito, colla Vespa o la Lmbretta, forse qualche 600. Al mare, negli anni 20 - 30, ci andavano in bicicletta, lungo la satatale Sanvitale "comitive" di ciclisti che si accrescevano lungo strada partite da Massalombarda, S. Agata sul Santerno, Bagnacavallo, Russi, partiti quasi all'alba e di ritorno che era già buio.
I "capanni" sono la risposta all'esigenza di un po' di ferie soprattutto degli operai che abitavano nei paesi dell'entroterra. Uomini industriosi, con capacità di muratori, di carpentieri, di idraulici. Gente che aveva i figli piccoli che avevano bisogno del mare più di quella settimana - quindici giorni che la "colonia" poteva dare loro. Gente che si acconentava dignitosamente di quel poco che il proprio tempo libero poteva realizzare.
Qualcuno potrà dire (e lo dirà, l'ha già detto)ma, almeno all'origine quelli NON SONO ABUSIVI.
Sono titolari di quella che, per i beni demaniali, si chiama "concessione precaria", il che vuol dire: lo Stato ti concede di stare lì, tu paghi un canone, ma in qualsiasi momento lo Stato ti può mandare via.

Tra i primi e più attivi difensori dell'integrità dell'area, artefici di una "sorveglianza diffusa e collettiva", primi firmatari e sollecitatori dell'opposizione alla Generale Immobiliare che vuole costruire il porto turistico e relativi residence (avete presente quella schifezza - anche dal punto di vista sociale - che è PortoVerde a Misano Adriatico ?) sono proprio i concessionari del villaggio spontaneo di Fosso Ghiaia.
In anni di giventù ho abbastanza regolarmente frequentato quel sito, del quale ricordo un'atmosfera di ordine e di pulizia, un clima sociale come si respira nei borghi o nei villaggi.

Come mai tutto questo è cambiato e il sito si è profondamente trasformato?

Lo vediamo alla prossima puntata.

...il perchè siano gli Italiani tanto freddi nell'esaminare i portentosi prodotti della natura, non può ripetersi, se non che da una lagrimevole trascuratezza, e dall'ignoranza, che amano...
Cesare Majoli (1746 - 1823)
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giom
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Città: venezia-lido
Prov.: Venezia

Regione: Veneto


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Inserito il - 21 marzo 2009 : 07:53:34 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
grazie, davvero molto interessante. Sapevo della proposta di questo intervento ma non ancora la conclusione della storia.

Giovanna
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pan_48020
Utente Senior


Prov.: Ravenna

Regione: Emilia Romagna


2334 Messaggi
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Inserito il - 10 novembre 2009 : 04:02:24 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Il tempo passa e la narrazzione potrebbe arricchirsi...

Segnalo questo convegno con la distribuzione di un volume apposito sugli interventi della foce del Bevano

Link

Ciao



Conoscere gli altri, è saggezza; ma conoscere se stessi è saggezza superiore.

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Albisn
Utente Senior


Città: Seregno
Prov.: Milano

Regione: Lombardia


3975 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 10 novembre 2009 : 19:39:00 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di pan_48020:

Il tempo passa e la narrazione potrebbe arricchirsi...
...

Sono incappato questa mattina qui. senza il tempo di leggere. La cosa mi ha subito messo di buon uomore: la mitica foce del Bevano!

Tornato dal lavoro non la trovavo. Panico. Poi, fruga e fruga, eccola qua e e me la sono letta tutta d'un fiato. Quante cose non sapevo - da rileggere!

Bellissima la prima parte e anche l'atmosfera della compagnia (Theco, Pan Ametista, Lycos, ecc) a cui mi sono unito (posso vero?) dopo ben tre anni. La cosa incredibile è che patatine e birra non erano affatto finite, anche se avrei preferito pane, salame e un buon bicchiere di rosso. Ma per il Bevano accetto anche cocacola e qualsiasi altro intruglio.

Interessante anche l'intervento di antofillo (Federico) che però poi ci lascia con il fiato sospeso al suo 3° e ultimo messaggio. La cosa mi impensierisce un poco.

Per tornare al Bevano, che questa estate ho quasi raggiunto in bici, proveniendo da nord, che dire?

Ancora! ancora!

Saluti
Alberto







Modificato da - Albisn in data 10 novembre 2009 19:46:47
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