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 LA NATURA NELLE PAROLE
 La voce del corvo
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puckie
Utente Senior


Città: Borgosesia
Prov.: Vercelli

Regione: Piemonte


4795 Messaggi
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Inserito il - 18 giugno 2011 : 16:05:13 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

Mio nonno quando avevo quattro o cinque anni mi portava nel bosco di maggio...,
e quando sentiva il cuculo cantare diceva:
"Cucco, Cucco dalla Barba Bianca
var ain chi t'voi chi scampa?"
(Cuculo dalla barba bianca
quanti anni vuoi ch'io viva?)
Poi quante volte cantava il Cuculo erano gli
anni che gli restavano da vivere,
e mi diceva:
"Vedi, io sono vecchio, non vivrò più tanto"

...a mio nonno:


La voce del corvo

"Cuculo, cuculo, dalla barba bianca
quant'anni vuoi che Fabio campa?"
Il cuculo cantò tre volte
E io capii:
"Non devi chiedere a me,
io non lo so"
Poi il vento soffiò,
il vento mormorò, le foglie mormorarono
Intanto il fiume scorreva
L'acqua mormorava, i sassi mormorarono
E io capii:
"Devi chiederlo alla notte"
"Allocco, gufo dalla barba bianca
quant'anni vuoi che Fabio campa?"
L'allocco cantò due volte
E io capii:
"Non devi chiedere a me,
io non lo so"
il vento mormorò, le foglie mormorarono
Intanto il fuoco ardeva
La fiamma mormorava, le ceneri mormorarono:
E io capii:
"Per me la notte è come il giorno,
devi chiederlo alla morte"
"Corvo, corvo dalla barba nera,
Quanto Fabio di vivere spera?"
Il corvo gracchiò
E io capii:
"Non devi chiederlo a me:
io non lo posso dire"
il giorno passava, la vita passò
Intanto il tempo scorreva
Il cuore mormorava, quel che ero mormorò
"La morte parla una volta sola,
Se si sapesse quando morire e quando vivere
nessuno morirebbe più
e tutti vivrebbero
Perciò la morte non parlerebbe più
per questo parla una volta sola!"

puckie (2010)




La natura è una preghiera che non siamo noi a pregare. Forse l’alito di un vento che vuole reincarnarsi dentro qualche corpo. Forse la montagna che desidera ancora portare qualcuno a sentirle scrosciare la pioggia giù lungo i versanti e a chiedersene la ragione...
puckie (2011)

Modificato da - puckie in Data 18 giugno 2011 16:34:33

gigi58
Moderatore Trasversale


Città: Trapani
Prov.: Trapani

Regione: Sicilia


17657 Messaggi
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Inserito il - 18 giugno 2011 : 16:38:29 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
rattrista un po', ma mi piace

Gigi
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sofia
Utente V.I.P.

Città: firenze


105 Messaggi
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Inserito il - 24 giugno 2011 : 14:41:07 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
bella,
grazie
Sofia


LO SPIRITO DELL’ALLODOLA - O IL SILENZIO DELL'ALLODOLA
di Bobby Sands

Mio nonno una volta mi disse che imprigionare un'allodola è un delitto fra i più crudeli, perché è uno dei simboli più alti della libertà e felicità. Parlava spesso dello spirito dell'allodola, quando raccontava la storia di un uomo che ne aveva rinchiusa una in una piccola gabbia.
L'allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più, non aveva più nulla di cui essere felice. L'uomo che aveva commesso questa atrocità, come la chiamava mio nonno, voleva che l'allodola facesse quello che lui desiderava. Voleva che cantasse, che cantasse con tutto il cuore, che esaudisse i suoi desideri, che cambiasse il suo modo di essere per adattarsi ai suoi piaceri.
L'allodola si rifiutò e l'uomo si arrabbiò e divenne violento. Egli cominciò a fare pressioni sull'allodola perché cantasse, ma non raggiunse alcun risultato. Allora fece di più. Coprì la gabbietta con uno straccio nero e le tolse la luce del sole. La fece soffrire di fame e la lasciò marcire in una sudicia gabbia, ma lei ancora rifiutò di sottomettersi.
L'uomo l'ammazzò.
L'allodola, come giustamente diceva mio nonno, aveva uno spirito: lo spirito della libertà e della resistenza.
Voleva essere libera, e morì prima di sottomettersi al tiranno che aveva tentato di cambiarla con la tortura e la prigionia.
Sento di avere qualcosa in comune con quell'allodola e con la sua tortura, la prigionia e alla fine l'assassinio. Lei aveva uno spirito che non si trova comunemente, nemmeno in mezzo a noi umani, cosiddetti esseri superiori.
Prendi un prigioniero comune, il suo scopo principale è di rendere il suo periodo di prigionia il più facile e comodo possibile. Alcuni arrivano ad umiliarsi, strisciare, vendere altri prigionieri, per proteggere se stessi e affrettare la propria scarcerazione. Si conformano ai desideri dei loro carcerieri e, a differenza dell'allodola, cantano quando gli dicono di cantare e saltano quando gli dicono di muoversi.
Sebbene il prigioniero comune abbia perso la libertà, non è preparato ad arrivare alle estreme conseguenze per riconquistarla, né per proteggere la propria umanità. Costui si organizza in vista di un rilascio a breve scadenza. Ma, se incarcerato per un periodo abbastanza lungo, diventa istituzionalizzato, diventa una specie di macchina, incapace di pensare, controllato e dominato dai suoi carcerieri.
Nella storia di mio nonno era questo il destino dell'allodola, ma lei non aveva bisogno di cambiare, né voleva farlo, e morì per questo.




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puckie
Utente Senior


Città: Borgosesia
Prov.: Vercelli

Regione: Piemonte


4795 Messaggi
Tutti i Forum

Inserito il - 24 giugno 2011 : 21:58:34 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di sofia:

bella,
grazie
Sofia


LO SPIRITO DELL’ALLODOLA - O IL SILENZIO DELL'ALLODOLA
di Bobby Sands

Mio nonno una volta mi disse che imprigionare un'allodola è un delitto fra i più crudeli, perché è uno dei simboli più alti della libertà e felicità. Parlava spesso dello spirito dell'allodola, quando raccontava la storia di un uomo che ne aveva rinchiusa una in una piccola gabbia.
L'allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più, non aveva più nulla di cui essere felice. L'uomo che aveva commesso questa atrocità, come la chiamava mio nonno, voleva che l'allodola facesse quello che lui desiderava. Voleva che cantasse, che cantasse con tutto il cuore, che esaudisse i suoi desideri, che cambiasse il suo modo di essere per adattarsi ai suoi piaceri.
L'allodola si rifiutò e l'uomo si arrabbiò e divenne violento. Egli cominciò a fare pressioni sull'allodola perché cantasse, ma non raggiunse alcun risultato. Allora fece di più. Coprì la gabbietta con uno straccio nero e le tolse la luce del sole. La fece soffrire di fame e la lasciò marcire in una sudicia gabbia, ma lei ancora rifiutò di sottomettersi.
L'uomo l'ammazzò.
L'allodola, come giustamente diceva mio nonno, aveva uno spirito: lo spirito della libertà e della resistenza.
Voleva essere libera, e morì prima di sottomettersi al tiranno che aveva tentato di cambiarla con la tortura e la prigionia.
Sento di avere qualcosa in comune con quell'allodola e con la sua tortura, la prigionia e alla fine l'assassinio. Lei aveva uno spirito che non si trova comunemente, nemmeno in mezzo a noi umani, cosiddetti esseri superiori.
Prendi un prigioniero comune, il suo scopo principale è di rendere il suo periodo di prigionia il più facile e comodo possibile. Alcuni arrivano ad umiliarsi, strisciare, vendere altri prigionieri, per proteggere se stessi e affrettare la propria scarcerazione. Si conformano ai desideri dei loro carcerieri e, a differenza dell'allodola, cantano quando gli dicono di cantare e saltano quando gli dicono di muoversi.
Sebbene il prigioniero comune abbia perso la libertà, non è preparato ad arrivare alle estreme conseguenze per riconquistarla, né per proteggere la propria umanità. Costui si organizza in vista di un rilascio a breve scadenza. Ma, se incarcerato per un periodo abbastanza lungo, diventa istituzionalizzato, diventa una specie di macchina, incapace di pensare, controllato e dominato dai suoi carcerieri.
Nella storia di mio nonno era questo il destino dell'allodola, ma lei non aveva bisogno di cambiare, né voleva farlo, e morì per questo.






Ma sei un'assidua lettrice. Beh, brava, continua mi raccomando!



La natura è una preghiera che non siamo noi a pregare. Forse l’alito di un vento che vuole reincarnarsi dentro qualche corpo. Forse la montagna che desidera ancora portare qualcuno a sentirle scrosciare la pioggia giù lungo i versanti e a chiedersene la ragione...
puckie (2011)
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Amtb82
Utente V.I.P.

Città: Lugano

Regione: Switzerland


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Inserito il - 30 giugno 2011 : 10:49:20 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di puckie:

Mio nonno quando avevo quattro o cinque anni mi portava nel bosco di maggio...,
e quando sentiva il cuculo cantare diceva:
"Cucco, Cucco dalla Barba Bianca
var ain chi t'voi chi scampa?"
(Cuculo dalla barba bianca
quanti anni vuoi ch'io viva?)
Poi quante volte cantava il Cuculo erano gli
anni che gli restavano da vivere,
e mi diceva:
"Vedi, io sono vecchio, non vivrò più tanto"



Ciao a tutti, grazie a questo post ho riscoperto una filastrocca che giaceva sepolta nella mia mente... ed era molto simile a quella citata!

Suonava qualcosa tipo:

"Cucù, cucuressa,
quanti ann g'ho de andà a messa?"

(Cucuressa: femmina del cuculo)

Spero possa essere utile, la si usava qui in provincia di Como.

Ciao!
Andrea
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puckie
Utente Senior


Città: Borgosesia
Prov.: Vercelli

Regione: Piemonte


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Inserito il - 05 luglio 2011 : 10:36:28 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
...la saggezza dei vecchi, degli anziani, dei tempi andati...
tutto racchiuso in qualche filastrocca



La natura è una preghiera che non siamo noi a pregare. Forse l’alito di un vento che vuole reincarnarsi dentro qualche corpo. Forse la montagna che desidera ancora portare qualcuno a sentirle scrosciare la pioggia giù lungo i versanti e a chiedersene la ragione...
puckie (2011)
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puckie
Utente Senior


Città: Borgosesia
Prov.: Vercelli

Regione: Piemonte


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Inserito il - 06 luglio 2011 : 07:40:49 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Mio nonno conosceva anche un'altra variante:

Cucco, cucco dalla barba grisa!
Var ain t'voi chi pissa ancù ant'la camisa?

Cuculo, cuculo dalla barba grigia!
Per quanti anni mi piscero ancora nella camicia?
(cioè per quanti anni sarò ancora un vecchio rimbambito? (prima di morire))



La natura è una preghiera che non siamo noi a pregare. Forse l’alito di un vento che vuole reincarnarsi dentro qualche corpo. Forse la montagna che desidera ancora portare qualcuno a sentirle scrosciare la pioggia giù lungo i versanti e a chiedersene la ragione...
puckie (2011)
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salvob
Utente Senior


Città: Trabia
Prov.: Palermo

Regione: Sicilia


1569 Messaggi
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Inserito il - 06 luglio 2011 : 21:38:14 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Bellissima...mi ha ricordato tanto mio nonno che, da buon pastore qual'era, mi portava da bambino in giro per i siculi monti, insegnandomi tutto quello che sapev a sottoforma di storielle o aneddoti.

Nonnino mio

<<Gli uomini? Ne esistono credo, sei o sette. Li ho visti molti anni fà. Ma non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qua e là. Non hanno radici e questo li imbarazza molto>> - Il piccolo principe
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puckie
Utente Senior


Città: Borgosesia
Prov.: Vercelli

Regione: Piemonte


4795 Messaggi
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Inserito il - 09 luglio 2011 : 13:51:29 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di salvob:

Bellissima...mi ha ricordato tanto mio nonno che, da buon pastore qual'era, mi portava da bambino in giro per i siculi monti, insegnandomi tutto quello che sapev a sottoforma di storielle o aneddoti.

Nonnino mio

<<Gli uomini? Ne esistono credo, sei o sette. Li ho visti molti anni fà. Ma non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qua e là. Non hanno radici e questo li imbarazza molto>> - Il piccolo principe

W I NONNI W



La natura è una preghiera che non siamo noi a pregare. Forse l’alito di un vento che vuole reincarnarsi dentro qualche corpo. Forse la montagna che desidera ancora portare qualcuno a sentirle scrosciare la pioggia giù lungo i versanti e a chiedersene la ragione...
puckie (2011)
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