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 Camoscio d'Abruzzo Rupicapra pyrenaica ornata
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Mauro90
Utente Junior

Città: l'aquila
Prov.: L'Aquila

Regione: Italy


21 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 01 novembre 2013 : 13:46:58 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Ecco un altra foto dove si vede meglio "il vecchio"
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Camoscio d''Abruzzo Rupicapra pyrenaica ornata
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Mauro Cironi
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marcospada
Utente Senior


Città: roma
Prov.: Roma

Regione: Lazio


1393 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 04 novembre 2013 : 11:49:29 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Riporto un interessante articolo riguardante la classificazione del camoscio appenninico:


Il camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), fu originariamente descritto come specie a sé stante da Neumann nel 1899 e in seguito considerato per molto tempo una sottospecie del camoscio alpino Rupicapra pupicapra, cioè R. rupicapra ornata, anche se le differenze sia morfologiche che comportamentali erano ben note e delineate. Successivamente, negli anni '80 furono svolte alcune indagini genetiche di popolazione con tecniche all'avanguardia per quel periodo e fu messa in evidenza una maggiore affinità del camoscio appenninico con le popolazioni iberiche afferenti alla specie Rupicapra pyrenaica.

Nonostante non si possa negare l'esistenza di una possibile origine comune, attestata dalle esistenti popolazioni relitte dovute probabilmente ad eventi glaciali e postglaciali, le differenze che emergono da alcuni recenti lavori (Crestanello et al., 2009; Rodriguez et al., 2010) dimostrano chiaramente che la popolazione appenninica si è differenziata ben oltre il livello di sottospecie, dimostrando anzi che la differenza tra questa e le altre popolazioni, sia Rupicapra pyrenaica, che Rupicapra rupicapra, possa essere valutata circa della stessa entità. Quindi appare evidente che debba essere ripresa l'originale dicotomia nomenclaturale a livello di specie a sé, ovvero Rupicapra ornata Neumann, 1899, dimostrando come l'autore avesse, su semplice base anatomo-morfologica, ben delineato e caratterizzato l'identità del taxon, che rappresenta una specie endemica dell'appennino di grande importanza biogeografica e conservazionistica.

Il camoscio è una specie utile su cui indagare sia l'effetto combinato della frammentazione genetica degli habitat, sia il prelievo venatorio che le traslocazioni (1).

L'articolo di Crestanello et al. (2009) apparso sulla prestigiosa rivista internazionale di genetica Journal of Heredity prende in esame alcune popolazioni europee di camoscio (genere Rupicapra) mettendo in comparazione le popolazioni alpine, quelle iberiche e quella appenninica.

E' stata analizzata la variazione genetica all'interno e tra le popolazioni di camoscio del genere Rupicapra in 259 campioni provenienti da 16 siti in Italia, Spagna, Slovacchia, e Repubblica Ceca. Sono stati utilizzati due marcatori di DNA mitocondriale (citocromo b e zona di controllo) e 11 microsatelliti (2). I principali risultati di questo studio possono essere riassunti come segue:
esiste un'elevata e significativa differenziazione tra quasi tutte le popolazioni di camoscio; ciò è stato osservato anche su scala microgeografica, probabilmente causata dalla distribuzione irregolare di questa specie, dalle nette e ben differenziate barriere geografiche e anche dal flusso genico (3) che ha provocato in tempi recenti effetti di deriva genetica dovuti a ingenti e drastiche riduzioni numeriche della popolazione.

gli eventi storici di traslocazione hanno lasciato un chiaro segno genetico, inoltre a livello delle popolazioni alpine anche l'ibridazione intraspecifica e financo interspecifica ha prodotto i suoi effetti.

la sottospecie appenninica di camoscio, Rupicapra pyrenaica ornata, mostra un alto livello di divergenza dalla popolazione pirenaica (Rupicapra pyrenaica pyrenaica) e dalla popolazione alpina (Rupicapra rupicapra), quindi, lo status sistematico di questi taxa deve essere necessariamente rivisto.

Questi risultati confermano l'utilità delle analisi genetiche di popolazione per analizzare e interpretare i modelli complessi di diversità, al fine di definire i fattori utili per la conservazione e la gestione delle popolazioni e delle specie.

Successivamente, nel 2010, è apparso anche un articolo più esaustivo: Integrating phylogeographic patterns of microsatellite and mtDNA divergence to infer the evolutionary history of chamois (genus Rupicapra), di Rodriguez et al. pubblicato sulla rivista BMC Evolutionary Biology, che utilizzando marker più ampii di DNA mitocondriale, precisamente 4 regioni, e 20 loci micro satellitari, mette in evidenza come le specie oggi considerate tali (sensu Rupicapra pyrenaica, e Rupicapra rupicapra) non siano da considerarsi monofiletiche (4).

La conclusione rilevante è che i risultati dell'analisi del DNA mitocondriale non corrispondono alle evidenze ottenute con i loci satellitari. Questi ultimi risultati sono consistenti con la vecchia divisione dei camosci su base morfologica, con tre gruppi (l'iberico, il nord-orientale, e l'appenninico). L'analisi del DNA mitocondriale, invece, potrebbe essere consistente con la definizione di un'unica entità specifica, considerando le numerose ibridazioni avvenute in passato. Da questo punto di vista, risulta assai singolare il fatto che la popolazione più vicina a Rupicapra pyrenaica ornata appare Rupicapra rupicapra cartusiana, delle Alpi occidentali francesi. In sintesi, se si considerano tre approcci sistematici, due di questi fanno pensare che dal punto di vista operativo (in senso conservazionistico) ma soprattutto filogenetico e biogeografico, appare molto più logico e biologicamente consistente considerare tre specie distinte ovvero Rupicapra rupicapra, Rupicapra pyrenaica (ognuna di queste due con varie sottospecie) e Rupicapra ornata, dell'Appennino. Rimarrebbe il problema di dove collocare la popolazione ridotta di Rupicapra rupicapra cartusiana, che appare con caratteristiche intermedie tra Rupicapra rupicapra e Rupicapra pyrenaica, sebbene morfologicamente più simile alla prima.

In conclusione mi sembra opportuno ribadire che la dovuta ricollocazione a livello specifico della popolazione appenninica permetterebbe, anche e soprattutto, di intervenire in azioni conservazionistiche più efficaci anche a livello Europeo, in difesa di questo endemismo italiano di origine relitta interglaciale.

Note
(1) Le traslocazioni sono un tipo di di mutazione cromosomica derivata da un errato scambio di parti di cromosomi non omologhi durante il riarrangiamento di questi ultimi.
(2) I microsatelliti sono tratti del DNA che hanno la funzione di marcatori del genoma.
(3) Il flusso genico è la diffusione dei geni fra popolazioni, per migrazioni di individui in età riproduttiva, per dispersione di propaguli o, nel caso delle piante, per dispersione dei gameti sotto forma di polline, seguiti da riproduzione.
(4) Monofiletico, in biologia, si dice di gruppo di organismi (detto anche Clade) che si presume siano derivati da un progenitore comune.





Bibliografia essenziale
Crestanello, B., Pecchioli, E., Vernesi, C., Mona, S., Martinkova, N., Janiga, M., Hauffe, H. C., Bertorelle, G. 2009. The Genetic Impact of Translocations and Habitat Fragmentation in Chamois (Rupicapra) spp. Journal of Heredity, 100 (6): 691-708

Rodriguez, F., Perez, T., Hammer, S. E., Albornoz, J., and Dominguez, A. 2010. Integrating phylogeographic patterns of microsatellite and mtDNA divergence to infer the evolutionary history of chamois (genus Rupicapra). BMC Evolutionary Biology, 10, 222.

Marco
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Camoscio d''Abruzzo Rupicapra pyrenaica ornata
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AngelaI
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Inserito il - 06 dicembre 2013 : 10:08:02 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
L'importante articolo evidenziato da Marco riporta alla ribalta un vecchia questione sulla classificazione del Camoscio appenninico, sul quale gli studiosi si confrontano da tempo. Sarebbe veramente importante se finalmente questo camoscio avesse il riconoscimento di specie a sé stante: un bel risultato per la sua definitiva salvaguardia e un ulteriore fiore all'occhiello per il Parco Nazionale d'Abruzzo nonché per gli altri parchi dove il camoscio è stato reintrodotto.

Quest'anno non sono riuscita a vedere i camosci in amore perché per tutto il periodo interessato ha piovuto e poi ha nevicato. A ottobre era ancora troppo presto, a novembre è stato sempre brutto. Ho provato a salire a Val di Rose a metà novembre, nevicava leggermente e sapevo di trovare la neve a terra. Invece all'uscita dal bosco ho trovato ghiaccio, era tutto un lastrone di ghiaccio uniforme fino a Passo Cavuto. Non abbiamo neanche provato a proseguire, sarebbe stato da pazzi e comunque i camosci si erano già spostati nei boschi.

Ieri mi sono presa una giornata tutta per me e ho provato a cercarli in una delle zone di svernamento nel bosco. In questi habitat è molto difficile vederli e fotografarli perché sono confusi tra gli alberi e le rocce. Sono stata fortunata, ne ho visti 4 proprio accanto al sentiero, due femmine, un piccolo e un maschio. Le femmine e il piccolo al nostro passaggio si sono spostati dietro le rocce e non li abbiamo più visti. Il maschio invece è rimasto dov'era. Siamo stati sul posto circa un'ora e poi siamo tornati indietro, ero soddisfatta.

Tra noi e il camoscio c'è il vuoto, pertanto benché la distanza sia poca l'animale si sente al sicuro.
Siamo a 1400 metri di altitudine in una zona assolata e il bosco che si vede sotto è quello dove passa la strada. Da questa posizione i camosci vedono le macchine che passano, la gente che lavora, sentono tutti i rumori degli uomini.



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Modificato da - AngelaI in data 06 dicembre 2013 10:24:37
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Inserito il - 06 dicembre 2013 : 10:29:00 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Questo maschio ha ancora la ghiandola sopraccipitale gonfia, quindi il periodo degli amori non è ancora finito.
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fabio tosi
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Inserito il - 08 dicembre 2013 : 09:37:43 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Messaggio originario di AngelaI:

Questo maschio ha ancora la ghiandola sopraccipitale gonfia, quindi il periodo degli amori non è ancora finito.
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interessante e valida sottolineatura, non di meno le altre foto.
Non immagini neppure quante volte Roberta ed io parliamo con nostalgia di quei luoghi e dei fortunosi "incontri ravvicinati del III° tipo" con i loro "abitanti".
ciao

fabio
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Neto
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Biologia Marina

Inserito il - 08 dicembre 2013 : 09:48:38 Mostra Profilo Apri la Finestra di Tassonomia
Concordo con quanto detto sul riconoscimento della specie.
Belle Angela!

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