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Galleria Tassonomica di
Natura Mediterraneo
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FOX
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 Città: BAGNO A RIPOLI
Regione: Toscana
21536 Messaggi Tutti i Forum |
Inserito il - 19 dicembre 2010 : 22:32:40
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LA VIA DEI LEGNI
UNA STRADA DAI MONTI AL MARE
di Alessandro Bottacci
Ci sono dei giorni che seduto su un masso del Saltino guardo il sole calare lentamente a ovest sciogliendosi in un mare di rosso. In quei momenti mi tornano alla mente i tanti racconti sentiti dai vecchi quando si andava a veglia nelle lunghe sere d'inverno. Una volta, ero ancora un bambino, uno di loro, un uomo al quale gli anni non avevano tolto l'aspetto forte e lo sguardo coraggioso, mi raccontò di uno strano lavoro che aveva svolto in gioventù ed il cui ricordo gli era rimasto vivo nella memoria per tutta la vita: il trasportatore di tronchi. Mettendomi a sedere sulle sua ginocchia mi chiedeva con la sua voce profonda: "Hai mai guardato le grandi capriate che sostengono il tetto di molte chiese? O le lunghe travi dei saloni nei palazzi rinascimentali? O i maestosi alberi dei velieri?. Sai da dove veniva tutto quel legno? Dai boschi della nostra montagna." "Allora non era come adesso. Non c'erano treni o camion per trasportare agevolmente i lunghi alberi, abbattuti a colpi di ascia o col segone. Il legname arrivava a Firenze o ai cantieri navali di S.Croce sull'Arno dai boschi dell'appennino seguendo dei percorsi precisi che si snodavano in parte su terra ed in parte sull'Arno: le cosiddette vie dei legni. "In Toscana i pennoni delle navi o le travature delle chiese erano costruiti utilizzando l'abete bianco proveniente dalle foreste di Camaldoli e di Vallombrosa. Questo albero fornisce un ottimo legno, elastico, leggero e resistente. Il fatto che questa specie fosse così richiesta aveva portato ricchezza ai monasteri proprietari delle foreste e, in qualche modo, anche a tutti coloro che lavoravano per loro. "Utilizzando catene e puntoni, agganciavamo i tronchi, lunghi anche più di 25 - 30 metri, ai gioghi di coppie di buoi e li guidavamo lungo queste vie dei legni. Talvolta per un tronco si utilizzavano anche 5 coppie di buoi. I tracciati principali erano rivestiti in pietra e mantenuti con cura. Per evitare che il selciato fosse rapidamente alterato dal passaggio dei pesanti tronchi, le pietre, di grosse dimensioni, non erano messe per piatto ma di taglio o come si diceva allora "per coltello". In questo modo si evitava che i legni scivolassero troppo nelle discese più ripide sfuggendo al controllo degli uomini e degli animali che li trasportavano. "Avresti dovuto vedere cosa succedeva quando bisognava fare una curva più stretta. Il tracciato, in corrispondenza della curva, si allungava verso l'esterno. Arrivati in quel punto il tronco veniva spinto sul braccio morto e tutte le coppie di buoi girate. Una volta riagganciate le catene si riproseguiva lungo il percorso in discesa fino alla successiva curva a gomito dove l'operazione era ripetuta. "I resti di queste "vie dei legni" sono ancora visibili nelle foreste di Camaldoli e di Vallombrosa, che allora erano coperte da una vera e propria rete organizzata. Tutti i percorsi confluivano in uno principale e questo conduceva fino all'Arno, dove esistevano i cosiddetti "porti". La strada dei legni di Vallombrosa, ad esempio terminava al porto di S.Ellero, posto proprio alla confluenza tra il Vicano e l'Arno, seguendo più o meno il tracciato del trenino a cremagliera. A questo punto la mia curiosità aumentava e domandavo al vecchio boscaiolo come proseguiva il viaggio dei tronchi da lì fino a Firenze, a S.Croce e al mare. Guardandolo negli occhi si poteva scorgere una luce particolare e capire che le sue pupille rivivevano momenti pieni di pericolo e di coraggio. "Dal porto di S.Ellero" proseguiva il vecchio "il viaggio continuava sul fiume. Allora l'Arno, prima delle sistemazioni realizzate dai granduchi, era ancora navigabile in caso di piena. Legavamo i tronchi insieme, in gruppi che noi chiamavamo "foderi", per mezzo non di corde ma di lunghe vitalbe (le liane frequentissime nei nostri boschi). Una volta preparati i "foderi", si aspettava la piena e poi giù sul fiume a cavallo di queste zattere. Era un'operazione rischiosissima anche perché il fiume aveva molte svolte e i foderi andavano a sbattere verso la riva esterna. Talvolta i tronchi sbattevano l'uno contro l'altro o si incastravano tra di loro; in quei momenti era importante saper manovrare i nostri lunghi bastoni (le pertiche) per mantenersi in equilibrio. Ogni viaggio era carico di pericoli e qualcuno ci ha addirittura rimesso la vita. "Una parte dei tronchi si fermava a Firenze, dove questi erano utilizzati per le travature dei grandi palazzi e delle chiese. Ho sentito dire da un professore che a Rovezzano c'era un deposito di legname trasportato dal fiume, fin dai tempi degli antichi Romani. Un'altra parte proseguiva verso S.Croce dove si trovavano i cantieri navali del Granducato. Altri tronchi venivano infine fluitati fino a Pisa e a Livorno, dove i monaci vallombrosani avevano addirittura un magazzino di vendita. "Lì il nostro lavoro finiva. I tronchi, trasformati in alberi per i velieri, prendevano la via del mare, noi invece ci incamminavamo per tornare ai monti. Qui il vecchio boscaiolo smetteva di parlare ed io, che stavo ancora sulle sue ginocchia, potevo intuire un brillio di nostalgia nei suoi occhi. Forse lo stesso brillio che voi che ascoltate potete vedere nei miei occhi ormai vecchi.
Osserva in profondità, nel profondo della natura, solo così potrai comprendere ogni cosa. - Albert Einstein
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Luciano54
Moderatore
   

Città: Forlì
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Regione: Emilia Romagna
4965 Messaggi Flora e Fauna |
Inserito il - 20 dicembre 2010 : 19:35:06
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Una bella storia ... che un po' conoscevo per essermi stata narrata da altre persone, .. (qualcuno di questi purtroppo non c'è più). Questo racconto lo trovo particolarmente bello ... (poetico e realistico assieme) nella sua semplicità. Un grazie sentito a Simonetta per avercelo postato, ... e al grande Bottax .. (Alessandro Bottacci) ... che io stimo molto, per il supporto al mantenimento di una memoria così bella e importante.
Ciaoo
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