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Tarantola Tarentula mauritanica

 
 
Tarentula mauretanica

 

 

La tarantola

Questo piccolo geco, detto anche Platidattilo muraiolo, appartiene alla famiglia dei Geconidi Ha un corpo grassoccio e appiattito, color bruno grigiastro e coperto di tubercoli. Caratteristico, e utile per distinguerlo dalle lucertole qualora sia visibile solo di sfuggita, è il modo in cui tiene le zampe, molto trasversali e molto distanziate dal corpo. Anche l'andatura è tipica, molto rapida e guizzante. Ha una coda fragilissima, che si spezza se toccata e ricresce con un aspetto diverso dalla precedente.
Quasi esclusivamente notturno, può diventare diurno nei periodi più freddi. Lo si trova in tutto il bacino del Mediterraneo, dove frequenta spesso le abitazioni umane, in particolare sostando intorno alle fonti di luce, per nutrirsi degli insetti che vengono attirati da esse. E' infatti un instancabile predatore di insetti, che caccia percorrendo velocemente soffitti e pareti.

A differenza di molti altri rettili predatori notturni, caccia soprattutto a vista, e per questo possiede grandi occhi sempre aperti (distinguendosi quindi dagli altri Sauri), in cui la palpebra inferiore si è trasformata in una sorta di "lente" trasparente.
E' forse quest'occhio fisso, simile a quello dei serpenti, insieme all'aspetto sgradevole della sua pelle, bitorzoluta come quella dei rospi, ad aver dato origine all'erronea credenza, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, che questo animale sia velenoso. Addirittura, sembra che il nome del noto e vivacissimo ballo napoletano, la "tarantella", derivi proprio da "tarantola", con riferimento ai movimenti scomposti che si riteneva fossero causati dal morso di questo piccolo sauro. E' probabile che in questa credenza sia stata fatta confusione tra il geco e la tarantola vera e propria, ossia il ragno Lycosa tarentula, che possiede (lui sì) un morso velenoso, anche se non mortale, ed è diffuso più o meno nello stesso areale del geco.
La femmina depone in media 2-3 uova in anfratti della roccia o nelle cavità degli alberi, dove rimangono per circa 4 mesi prima della schiusa.

Lo sapevate che...

Il geco riesce ad arrampicarsi anche su superfici perfettamente verticali, o addirittura, a testa in giù, grazie a numerosi cuscinetti adesivi sulle dita. Queste sono coperte, nella parte inferiore, da minuscoli peli ramificati, detti setae, che si adattano anche alla più piccola asperità del substrato, permettendogli quindi di trovare appigli anche su superfici apparentemente lisce.

 

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