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 PIANTE
 DUBBIO TASSONOMICO SUL CARDO DEI LANAIOLI

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Stregatto
Utente Junior

Città: Arezzo


76 Messaggi
Tutti i Forum

Inserito il - 23 dicembre 2009 : 12:15:17  Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia
Ciao a tutti!

Ho alcuni dubbi che riguardano un'interessante pianta erbacea della nostra flora: il cardo dei lanaioli.

La prima riguarda la tassonomia. Da quanto ho capito consultando varie pubblicazioni, "Dipsacus sylvestris" si riferirebbe alla forma selvatica, mentre "Dipsacus sativus" verrebbe invece utilizzato per denominare la forma domestica e coltivata, che discenderebbe appunto dalla prima. E' corretta questa ricostruzione?

La seconda riguarda invece la loro morfologia il loro utilizzo: le pubblicazioni che ho consultato riportano che la forma domestica, D. sativus, possiede dei robusti uncini rivolti all'indietro, che mancano in sylvestris e che la rendono particolarmente adatta alla lavorazione di lana, cotone e cachemire. Il termine comune "cardo dei lanaioli" si riferirebbe di conseguenza a sativus. Stanno così le cose?

Infine, l'utilizzo della pianta nell'industria tessile appartiene alle antiche tradizioni oppure viene tuttora praticato?

Vi ringrazio fin da adesso.

Buone Feste!

Forest
Utente Senior


Città: Sesto San Giovanni
Prov.: Milano

Regione: Lombardia


1258 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 23 dicembre 2009 : 12:25:26  Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia
Interessante! Ho così scoperto che il termine "cardatura" deriva dal cardo!
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SEDANACCIO
Utente Senior

Città: Livorno
Prov.: Livorno

Regione: Toscana


1205 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 23 dicembre 2009 : 16:32:27  Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia
Anzitutto, Dipsacus sylvester (non sylvestris) è sinonimo non più accettato di Dipsacus fullonum che si trova spontaneo in natura e chiamato anch'esso cardo dei lanaioli.
Su D. sativus si legge che è la "versione" coltivata di D. fullonum ma sembra che sia scomparso anche se IPFI lo riporta ancora per la nostra flora.
D. sativus viene definito più spinoso di D. fullonum e, forse, proprio la maggiore lunghezza e acutezza delle pagliette del capolino lo hanno reso più utile per la cardatura. Non so se anche gli uncini giovano a questo scopo.

Ti posto il link per la descrizione molto puntuale fatta da flora iberica:

http://www.floraiberica.es/floraiberica/texto/pdfs/15_158_01_Dipsacus.pdf

Valerio
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pan_48020
Moderatore


Prov.: Ravenna

Regione: Emilia Romagna


2069 Messaggi
Tutti i Forum

Inserito il - 24 dicembre 2009 : 03:34:03  Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia
La cardatura serve a preparare la fibra grezza prima di essere filata.
Toglie le impurità e rende parallele le fibre tra loro; è come dare una bella pettinata alla lana, per questo serve qualcosa di simile ad una spazzola o ad un pettine.
Per cardare oggi ci sono dei macchinari speciali, in tempi pre o proto industriali si usavano spazzole di ferro o cose simili.
In mancanza di altro e sopratutto utilizzando quanto si reperiva gratis sul posto in vecie delle spazzole si usavano i resti dell'infruttescenza che dopo la fioritura diviene particolarmente rigida e spinosa.
Qui trovi foto con fiori e della pianta ormai secca coi resti dell'infruttescenza pronta per l'utilizzo (le parti utili si raccoglievano a fine autunno/inverno quando erano ben rigide e pulite)
http://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=12548
Il "cardo dei lanaioli" che è detto anche "scardaccione" in realtà essendo una Dipsacacea (Dipsacus follonium) ha ben poco a che fare coi Cardi in senso stretto, essendo questi della famiglia delle Asteracee; in comune hanno le spine.

Ciao



Conoscere gli altri, è saggezza; ma conoscere se stessi è saggezza superiore.

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