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Bigeye
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Regione: Lazio


6268 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 26 giugno 2008 : 17:40:04 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

Note biografiche:


Nato a Viterbo è Ornitologo, naturalista e fotografo.
Iscritto all’albo degli ornitologi presso l’Unità operativa “Programmazione ed assetto del paesaggio geografico” della provincia di Terni.
Esperto di avifauna delle aree pseudo-steppiche e del Mediterraneo.
Membro del C.I.S.O. (Centro Italiano Studi Ornitologici).
Membro della Società Italiana di Scienze Naturali.
Socio della S.R.O.P.U. (Stazione Romana Osservazione e Protezione Uccelli).
Master in Applicazioni di Conservazione e gestione della Fauna: Mammiferi e Uccelli presso “Università nel Bosco”. Amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino.
Membro del Wader Study Group.
Socio fondatore del G.U.F.O. (Gruppo Universitario Faunistico Ornitologico).
Coordinatore del PAUNIL Progetto atlante uccelli nidificanti nel Lazio. 2006-2008.
Autore per il progetto Bird monitoring 2007. “Occhione Burhinus oedicnemus nel Lazio”. L.I.P.U. Birdlife International.
E’ autore di decine di monografie e pubblicazioni sulle maggiori riviste del settore, italiane ed europee.






Angelo Meschini
L''Okkione intervista Angelo Meschini
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1)Caro Angelo, mi interesserebbe conoscere il tuo parere sullo stato dell’arte dell’ornitologia italiana all’inizio del terzo millennio. Gli ornitologi italiani sono in fase di crescita (sul piano delle conoscenze), in fase inflattiva (sul piano numerico) o alla perenne ricerca di identità?


30 anni fa (io ornitologicamente non c’ero) agivano delle eccellenze singole che spesso collaboravano fattivamente, una fase di speranze e concretezze per l’ornitologia italiana del post-moltoni.
20 anni fa c’è stata la fase gruppettara del movimento, gruppi che sovente erano in positiva competizione, inoltre iniziavano ad operare gli ornitologi “universitari”, una fase fertilissima insomma.
10 anni fa invece è iniziata la divaricazione tra “enti”. Gli “universitari” ad accumulare pubblicazioni “non importa dove basta che sia curricolare”, i gruppi a sfaldarsi un po’ e ci si è trovati in una sorte d’individualismo di ritorno assai meno interessante di quanto si potesse supporre. Una fase che definisco di “crisi”.
Trovo che allo stato attuale ci si trovi in un momento di “confuso assestamento” e credo sia davvero opportuno che questa fase della biologia dell’ornitologo vada al più presto superata. Che si diventi davvero adulti, collaborativi e ci si lasci alle spalle le esuvie.



2)Appassionati, birders, professionisti, pubblicazioni elettroniche in serie, accademia, mailing list e siti web. A tuo avviso la sinergia tra questi soggetti e media è sufficientemente sviluppata o potrebbe essere maggiormente dinamica e fruttuosa?


La potenza del mezzo è certamente non usata al massimo delle potenzialità. E’ bello che esistano realtà variegate, ma all’interno di un sistema reticolare in cui la comunicazione fra soggetti dovrebbe veicolarsi in modo naturale e veloce, questa è del tutto assente. La mancanza di coordinamento la si avverte in modo addirittura più drammatico rispetto alla realtà fattuale degli ornitologi italiani che già non si parlano se non per gruppi o nei luoghi di ritrovo convenzionali (convegni ecc. ecc.). Il piccolissimo scopo di questa mia chiacchierata in amicizia è di colloquiare più spesso e senza reticenze come fanno gli amici appunto. E speriamo di ripetere prestissimo un altro dibattito davanti al focolare e con un buon Chianti nel bicchiere.




3)In questo momento Angelo quali sono le ricerche in cui sei impegnato e i progetti in fase di realizzazione a cui dedichi le tue energie e competenze?


Si sta completando il Paunil (Progetto Atlante degli uccelli nidificanti nel Lazio), sto proseguendo studi quantitativi di comunità in Umbria meridionale, proseguo a monitorare le popolazioni di Occhione Burhinus oedicnemus nel Lazio, quest'anno cercando anche una sufficiente documentazione iconografica. Per la prima volta ho lavorato con un Rapace (Gheppio) ed è stato appassionante. Passero solitario, Ghiandaia marina e Strillozzo sono stati altri miei focus nel 2008.



4)La crisi in cui versa l’I.N.F.S. che fatica a trovare una corretta soluzione, a tuo avviso rappresenta il sintomo di un paese a bassa “caratterizzazione naturalistica” o può in parte riflettere le difficoltà d’indirizzo dell’Ente e del suo funzionamento recente? La mia opinione è che quali siano le cause, la presenza di un ente centrale con funzioni d’indirizzo e coordinamento è assolutamente indispensabile. Forse un’articolazione policentrica e con maggiore apertura all’esterno sarebbe utile, ma servirebbero risorse che in questa fase sembra manchino anche per gli aspetti gestionali ordinari. Dobbiamo tuttavia continuare ad avere un approccio positivo e fattivo. Ma io devo solo fare le domande, pardon.


Mi trovo a rispondere a questa domanda dopo che l’I.N.F.S.è stato soppresso e le sue funzioni accorpate in una Agenzia centrale sotto diretto controllo della politica.
Quindi ora nessuna valutazione di merito, ora mi sento solo di auspicare che il patrimonio di professionalità e di ricerca prodotto dall’Istituto non vada perso e che anzi possa rinvigorirsi. Non sono ottimista, ma mi sforzo di esserlo. Non voglio credere di vivere in un paese da barzellette e non è ancora il momento di strapparsi le vesti. Anzi arriva qualche voce di speranza e allora speriamo con forza.



5)Vecchia e nuova Sistematica. Splitting continui di specie e gruppi mi pare possano creare una certa confusione anche tra gli addetti ai lavori. Data per buona la tesi che una sistematica moderna non può prescindere da analisi del DNA e da comparazioni di distanze genetiche per separare gruppi (senza però dimenticare gli elementi classici quali oologia, morfometria, comportamento ecc.), non sarebbe opportuno proporre una sorta di moratoria (mettiamo 10 -15 anni) per sedimentare metodi e conoscenze più ampie e verificate e poi costruire il “Sistema nuovo”?


Questa era quasi una “proposta” e quindi non posso che essere d’accordo con me stesso. Tuttavia era implicito che gli studi dei tassonomi e dei sistematici dovessero proseguire, anzi auspicavo in modo ancora più alacre. Quello che invece trovo un po’ “spaesante” è la formalizzazione di anno in anno di nuovi “Sistemi” che vengono scardinati in un baleno. Forse è inevitabile, ma formalizzare sistemi biologici è una cosa seria e deve avere un respiro molto ampio ed una condivisione amplissima tra i tecnici prima di essere applicata e ciò a mio avviso non è. Da qui le mosse per una moratoria “attiva”.



6)Anche se gli studi faunistici in Italia sono tuttora prevalenti e la cerchia degli ornitologi “attrezzati” si è allargata non si riesce ad organizzare una task force coordinata a livello nazionale ed articolata su dimensione regionale in grado di monitorare se non tutta l’avifauna italiana (impresa non impossibile) almeno la maggior parte dei taxa ornitici. Io ritengo che ci sarebbero capacità, voglia e motivazione. Come al solito mancano i soldi (verissimo e grave) o siamo anche un pò troppo cani sciolti e pigri?


Entrambe le cose. Il coordinamento naturale rappresentato dal C.I.S.O. non può rispondere da solo a tutte le esigenze di ricerca, mancando di dotazione finanziaria e lo spontaneismo è deceduto dobbiamo rendercene conto. Poi è verissimo che ogni realtà ornitologica, a livello di singoli o gruppi è gelosa del proprio orticello e dei propri pomodorini. Si deve migliorare anche sotto questo aspetto. E di molto.



7) Gli ornitologi italiani sono stati considerati per troppo tempo dei “paria”, quasi delle schiappe col binocolo a forma di mandolino. Tuttavia mi sembra che la situazione recente sia radicalmente e profondamente cambiata negli ultimi anni. Cosa ne pensi Angelo?


Vero. Tuttavia la crisi delle riviste di settore ci deve far riflettere su come queste risorse di conoscenze vengono spese. Citando Eco che ci dice che la cultura è la conoscenza che adoperiamo nel momento che ci serve, allora sbagliamo qualcosa di sicuro. La pubblicistica ornitologica “nazionale” SERVE e non la produciamo in modo sufficiente.



8)I Cambiamenti climatici, il global warming stanno mutando il panorama faunistico italiano. Per l’ornitologia, si sono osservati locali incrementi di popolazioni nidificanti in ambiente xerico e svernamenti di specie che normalmente avevano aree invernali in Africa. Sembrerebbe, senza entrare troppo nel dettaglio, e dato per certo che nessuno voglia andare a cercare Corrioni biondi sulle dolomiti di Belluno, che sul breve e medio periodo il riscaldamento possa essere valutato come fattore ecologico positivo per un numero elevato di specie. Cosa ne pensi Angelo?


E’ evidente che ci siano cambiamenti in atto sulle presenze, le abitudini migratorie, le frequenze e le abbondanze di specie nel nostro paese.
Quello che mi preme sottolineare è che a mio avviso troppo spesso siamo portati a leggere queste modificazioni e adattamenti con tempi geologici, operando su una scala temporale almeno medio-lunga come i migliori testi di ecologia, evoluzionismo e sociobiologia ci hanno insegnato a fare.
La realtà invece mi appare diversa. E’ tutto accelerato e gli Uccelli con la loro motilità e capacità di adattamento sono uno splendido modello per valutare gli effetti del global warming.
Biancone, Occhione, Ghiandaia marina, Gruccione, solo alcuni esempi di specie in espansione talvolta esponenziale, anche in funzione del riscaldamento.
Pernice bianca in contrazione, le Averle in slittamento di areale ci danno altre indicazioni rilevanti.
E’ la mia opinione, ma penso che monitorare questo fenomeno sia uno stimolo potentissimo per gli ornitologi del terzo millennio e c’è tutto da fare.



9)Ricerca di base e protezione. Mi interesserebbe una tua opinione sul tema in generale. In particolare, l’apporto degli ornitologi alla creazione dei S.I.C. (Siti Importanza Comunitaria) è stato rilevantissimo, tuttavia questo strumento di gestione stenta a decollare, anche se qualche apprezzabile risultato lo abbiamo ottenuto. L’interfaccia ricerca vs. burocrazia è sempre così “terribilmente” insormontabile?


Quando ci si confronta con le amministrazioni centrali e decentrate il primo discrimine che mi pongo è questo: ma questi gentili signori comprendono ciò che sto proponendo o no? Nel 72% dei casi mi sembra non comprendano l’importanza che può avere proteggere un incolto, oppure una coppia di Lodolai in riproduzione. La cultura naturalistica in Italia non è affatto diffusa. Demerito forse del buon Benedetto Croce che ha divaricato umanesimo e scienza con ripercussioni gravi nell’insieme del sistema formativo. E non abbiamo ancora pagato lo scotto di questo iato. Poi non si possono sottacere le responsabilità di zoologi e naturalisti (le nostre insomma) per l’incapacità pervicace di fare massa critica.



10)Per finire Angelo e per dare uno spunto agli appassionati e agli ornitologi più giovani, quali sono a tuo parere le linee di ricerca maggiormente trascurate in Italia, quali quelle più urgenti e che a tuo avviso non meritano ulteriore dilazione?


Due esempi. Le specie comuni nel nostro paese vengono spesso scambiate (non solo dai dilettanti) per specie banali. Bisogna mutarla quest’impostazione. Ciò che è comune oggi potrà non esserlo fra 10 anni e il caso di Passer domesticus in Inghilterra, nord e centro-Europa temo non sarà un caso isolato. Mi sfugge inoltre perché la selezioni di habitat di Occhiocotto studiata in ambiente urbano possa essere argomento meno stimolante rispetto a che so… la dieta del Gipeto sull’arco alpino.
Inoltre l’avifauna degli agroecosistemi che nel lavoro di Tucker e Heath “Birds in Europe” risulta annoverare il più elevato numero di SPEC è poco studiata in Italia, pur se gli spunti di ricerca che offre sono davvero esaltanti.




11)Ringraziandoti di cuore a mio nome e di tutta Natura Mediterraneo, vuoi aggiungere qualche valutazione finale a margine?


Piccoli appunti personali: nello svolgere quest’indagine di collegamento e di “discorso lieve” credo che gli scopi che mi ero prefisso li abbia del tutto raggiunti (perdono per l’immodestia). La disponibilità di tutti gli amici sentiti mi ha commosso e ha permesso un confronto stimolantissimo, divertente, nuovo per tutti noi.
E una considerazione generale e personalissima. La mia educazione civica la devo a Brassens/De Andrè e agli Uccelli. In particolare a 18 anni, in un campo di sorveglianza per rapaci, ho scoperto il silenzio. Il silenzio che ti fa sentire parte di qualcosa più grande. Il silenzio che ti porta l'acme della concentrazione su te stesso, sul mondo. E il rumore delle ali che suggeriva sempre nuove domande che ancora non si sono esaurite e non lo saranno mai. Ecco solo questo compensa il fatto che cambio automobile ogni 15 anni.
Il volo di un pensiero e il pensiero di un volo per sempre.




Angelo Okkione Meschini






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