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Bigeye
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6268 Messaggi
Flora e Fauna

Inserito il - 15 aprile 2008 : 20:06:17 Mostra Profilo  Apri la Finestra di Tassonomia

Note biografiche:

Pierandrea Brichetti è nato a Brescia nel 1946 e risiede a Verolavecchia nella pianura bresciana. Dal 1979 svolge il lavoro di ornitologo come libero professionista. L'inizio dell'attività di ricerca risale però al 1970, quando conobbe il Prof. Edgardo Moltoni, decano degli ornitologi italiani e direttore del Museo civico di Storia Naturale di Milano, alla cui scuola si è formato. Ha pubblicato oltre 200 lavori scientifici, apparsi su riviste italiane ed estere, una ventina di libri, tra cui tre “Manuali pratici di Ornitologia”, alcuni "Atlanti" e numerose monografie per il primo volume Aves della "Fauna d'Italia", del quale ha anche curato la redazione. E' coatuore con Giancarlo Fracasso dell'Ornitologia Italiana, di cui sono stati pubblicati i primi 4 volumi. E’ stato membro del Comitato scientifico del Progetto Atlante Italiano e corrispondente per l'Italia delle opere "The Birds of the Western Palearctic" e "The EBCC Atlas of european bredding birds".
Ha ideato e realizzato una Banca Dati Ornitologica elettronica, contenente i lavori scientifici dal 1900 ad oggi. E' attualmente direttore del Centro Italiano Studi Ornitologici (CISO), l'organismo che promuove la ricerca scientifica in Italia, ne emana le linea guida e organizza i Convegni biennali di Ornitologia, coordinatore del Gruppo Ricerche Avifauna (GRA), ideatore e segretario della Commissione Ornitologica Italiana, membro delle redazioni della Rivista italiana di Ornitologia e di Avocetta. Ha collaborato con la RAI alla realizzazione di documentari televisivi della serie “Pan” e “Geo” ed ha scritto numerosi articoli divulgativi per Airone e Oasis. Gli specifici interessi in campo ornitologico riguardano la distribuzione, l'ecologia e la biologia riproduttiva delle specie italiane e mediterranee, nonché vari aspetti legati alla loro gestione e conservazione.




Pierandrea e Stefano Brichetti
L''Okkione intervista Pierandrea Brichetti
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1)Caro Pierandrea, mi interesserebbe conoscere il tuo parere sullo stato dell’arte dell’ornitologia italiana all’inizio del terzo millennio. Gli ornitologi italiani sono in fase di crescita (sul piano delle conoscenze), in fase inflattiva (sul piano numerico) o alla perenne ricerca di identità?

Caro Angelo dobbiamo augurare lunga vita agli ornitologi attualmente attivi in quanto il tasso di ricambio negli ultimi due decenni è stato molto basso. Credo che l'età media degli ornitologi possa collocarsi attorno ai 50 anni! Dopo il periodo d'oro dei lavori collettivi, come gli Atlanti, resi possibili da un'ampia convergenza operativa tra professionisti e dilettanti, siamo passati al tempo dell'individualismo, dove, salve poche eccezioni, ognuno pensa ai fatti propri. Per esempio, gli universitari, che tanto avevano dato attraverso i gruppi di lavoro, si sono in parte ritirati nel loro mondo fatto di concorsi, punteggi e lavori specialistici, puntualmente pubblicati in riviste inaccessibili. Per i giovani sono venuti a mancare i punti di riferimento, i "maestri" di un tempo, quando insegnare era un piacere perché di fronte c'era chi voleva imparare con umiltà, senza fretta, senza voglia di strafare. Ma ora tutto è cambiato, valori, ritmi, rapporti interpersonali, e il mondo ornitologico non poteva rimanerne immune. Fare gavetta non è più di moda e l'identità conquistata a fatica è andata dissolvendosi, in questo agevolata da un recente periodo di "fiacca ecologica" a livello nazionale.



2)Appassionati, birders, professionisti, pubblicazioni elettroniche in serie, accademia, mailing list e siti web. A tuo avviso la sinergia tra questi soggetti e media è sufficientemente sviluppata o potrebbe essere maggiormente dinamica e fruttuosa?

L'unica verà novità a mio avviso è rappresentata dalle incredibili opportunità offerte da Internet. Tutti ne stanno approfittando a piene mani, ma i risultati non sono proporzionali alle potenzialità. Anche in questo settore si nota la mancanza di punti e gruppi di riferimento, di idee e progetti di ampio respiro. Nell'ultimo decennio, al declino della popolazione di ornitologi ha fatto seguito un esplosivo incremento dei birdwatcher, un mondo dalle mille sfaccettature. Dopo un primo momento di riflessione, l'ambiente ornitologico ha teso la mano a quello del birdwatching, augurandosi che dalla fase iniziale di "collezionismo" di osservazioni passi gradualmente a quella di una raccolta organica e programmata di osservazioni. Siamo tutti speranzosi che succeda.



3)In questo momento Pierandrea quali sono le ricerche in cui sei impegnato e i progetti in fase di realizzazione a cui dedichi le tue energie e competenze?

Dopo la nascita di mio figlio Stefano nel 2002, ho dato una svolta filosofica alla mia vita ornitologica. Basta con le relazioni tecniche, che finiscono spesso per marcire nei cassetti di assessorati regionali e direzioni di parchi. Il tempo che mi rimane lo voglio dedicare a poche cose: oltre ad una ricerca ventennale sulla Berta maggiore nelle Is. Tremiti e all'aggiornamento periodico della Banca dati ornitologica, sto lavorando con l'amico Giancarlo Fracasso ai volumi dell'Ornitologia italiana, un grosso sforzo di sintesi che spero possa rappresentare un valido e moderno strumento di consultazione.


4)La crisi in cui versa l’I.N.F.S. che fatica a trovare una corretta soluzione, a tuo avviso rappresenta il sintomo di un paese a bassa “caratterizzazione naturalistica” o può in parte riflettere le difficoltà di indirizzo dell’Ente e del suo funzionamento recente? La mia opinione è che quali siano le cause, la presenza di un ente centrale con funzioni di indirizzo e coordinamento è assolutamente indispensabile. Forse un’articolazione policentrica e con maggiore apertura all’esterno sarebbe utile, ma servirebbero risorse che in questa fase sembra manchino anche per gli aspetti gestionali ordinari. Dobbiamo tuttavia continuare ad avere un approccio positivo e fattivo. Ma io devo solo fare le domande, pardon.

Questa è una faccenda complessa che soffre attualmente di una situazione politica poco attenta ai problemi di tipo scientifico-naturalistico. L'INFS è giusto che rimanga un punto di riferimento a livello nazionale e in tal senso, a nome del CISO, ho più volte espresso tale opinione nelle sedi opportune. Certo, i rapporti con l'esterno possono essere migliorati, ma questo è un discorso lungo e delicato.



5)Vecchia e nuova Sistematica. Splitting continui di specie e gruppi mi pare possano creare una certa confusione anche tra gli addetti ai lavori. Data per buona la tesi che una sistematica moderna non può prescindere da analisi del DNA e da comparazioni di distanze genetiche per separare gruppi (senza però dimenticare gli elementi classici quali oologia, morfometria, comportamento ecc.), non sarebbe opportuno proporre una sorta di moratoria (mettiamo 10 -15 anni) per sedimentare metodi e conoscenze più ampie e verificate e poi costruire il “Sistema nuovo”?


Una delle domande più frequenti che mi sento porre in questi ultimi anni è: che sistematica devo usare per la check-list o per l'atlante? Io rispondo che sarebbe meglio seguire quella CISO-COI disponibile online. Non essendo un tassonomo o un genetista preferisco non addentrarmi in questi meandri, ma da ornitologo che deve operare delle scelte mi sento di dire che qualsiasi decisione può essere al tempo stesso giusta o sbagliata. A mio avviso utilizzare il solo parametro DNA come metro di misura può derimere alcune questioni ma ne solleva nel contempo molte altre. Io credo che il problema vada affrontato nel suo insieme, affiancando in modo armonioso metodi moderni e classici. Il puzzle va iniziato e terminato tutto d'un fiato e non ogni tanto, con un pezzo qua e la, secondo gli umori ed i gusti dei genetisti. Così finalmente potremo decidere se è meglio iniziare la sequenza sistematica da Gaviformi, Anseriformi o Galliformi, o se i due venturoni sono specie buone o semplici sottospecie. Ora siamo in pieno periodo di "splittamenti", in cui tutti vogliono lasciare un segno, come se l'unica cosa importante fosse quella di sradicare le fondamenta dell'edificio costruito in tanti anni di studi. Certo, nel corso della storia ornitologica abbiamo già assistito alla smania di descrivere nuove sottospecie, magari studiando solo poche pelli, ma poi il tempo ne ha reso i contorni incerti, tanto che una delle frasi attualmente più utilizzate è: messa in sinonimia con la sottospecie nominale, o nominotipica, come meglio si dovrebbe dire.



6)Anche se gli studi faunistici in Italia sono tuttora prevalenti e la cerchia degli ornitologi “attrezzati” si è allargata non si riesce ad organizzare una task force coordinata a livello nazionale ed articolata su dimensione regionale in grado di monitorare se non tutta l’avifauna italiana (impresa non impossibile) almeno la maggior parte dei taxa ornitici. Io ritengo che ci sarebbero capacità, voglia e motivazione. Come al solito mancano i soldi (verissimo e grave) o siamo anche un pò troppo cani sciolti e pigri?

Attrezzature, tecnologie avanzate, finanziamenti ecc. non sono sufficienti a farci fare un salto di qualità se non sono sostenuti da passione, tenacia e umiltà. Certo, alcuni progetti finanziati e bene organizzati, come il MITO, ci hanno fatto sussultare, ma ben presto gli enti finanziatori hanno chiuso i forzieri e tutto, o quasi, è tornato a livello volontaristico. Il fatto è che ora gli ornitologi, anche i dilettanti e gli ultimi arrivati, si sentono dei professionisti e come tali reclamano paga e rimborsi. Mi dispiace dirlo, ma non credo che si possa sperare di rifare un Atlante nazionale alle stesse condizioni degli anni '80. Quello che sappiamo sulla nostra avifauna lo dobbiamo sostanzialmente al lavoro di qualche gruppo ornitologico locale sopravvissuto ed a quanto emerge nei corridoi e nelle sale dei convegni di ornitologia. Tante idee, proposte, speranze, ma poi ognuno torna a casa e si immerge nel mare dei propri problemi esistenziali. Dobbiamo solo sperare che questo momento storico "di fiacca" passi alla svelta.



7)Gli ornitologi italiani sono stati considerati per troppo tempo dei “paria”, quasi delle schiappe col binocolo a forma di mandolino. Tuttavia mi sembra che la situazione recente sia radicalmente e profondamente cambiata negli ultimi anni. Cosa ne pensi Pierandrea?

Penso che dopo una fase storica in cui gli ornitologi erano considerati dei "perditempo" con doppietta o binocolo, si sia passati ad una più recente in cui una parte del mondo accademico si è accorta dell'esistenza degli uccelli selvatici, sia perché nel frattempo si sono formati ornitologi universitari di talento sia perché attorno agli uccelli e alla loro gestione e conservazione ha preso corpo un certo business. Attualmente, a mio avviso, gli ornitologi godono di considerazione solo in poche realtà locali.



8)I Cambiamenti climatici, il global warming stanno mutando il panorama faunistico italiano. Per l’ornitologia, si sono osservati locali incrementi di popolazioni nidificanti in ambiente xerico e svernamenti di specie che normalmente avevano aree invernali in Africa. Sembrerebbe, senza entrare troppo nel dettaglio, e dato per certo che nessuno voglia andare a cercare Corrioni biondi sulle dolomiti di Belluno, che sul breve e medio periodo il riscaldamento possa essere valutato come fattore ecologico positivo per un numero elevato di specie. Cosa ne pensi Pierandrea?

Questo è un argomento che mi affascina, anche perché in parte verificabile nell'arco della vita di una persona. I cambiamenti climatici in atto sono una realtà e molte sono le conferme che ci vengono dagli uccelli: un sacco di nuove specie svernanti, come se il Mediterraneo fosse diventato il nuovo Sahel, anticipi nel calendario riproduttivo e nelle date di arrivo dei migratori, problemi ecologici per i relitti glaciali, come la Pernice bianca e via di seguito. Ma ci sono anche alcuni fenomeni che paiono in controtendenza, come l'abbassamento dei limiti altitudinali di distriibuzione di specie montane, come Picchio nero, Codirosso spazzacamino, Rondine montana. Credo che gli effetti dei mutamenti climatici sulle popolazioni nidificanti e svernanti saranno importanti, nel bene e nel male, e che per questo dovranno essere costantemente monitorati: stilare un elenco di specie "sensibili", proporre adeguati metodi di censimento e di aree campione dove sperimentarli, potrebbe essere un nuovo progetto di ricerca a livello nazionale di sicura attualità.



9)Ricerca di base e protezione. Mi interesserebbe una tua opinione sul tema in generale. In particolare, l’apporto degli ornitologi alla creazione dei S.I.C. (Siti Importanza Comunitaria) è stato rilevantissimo, tuttavia questo strumento di gestione stenta a decollare, anche se qualche apprezzabile risultato lo abbiamo ottenuto. L’interfaccia ricerca vs. burocrazia è sempre così “terribilmente” insormontabile?

Il contributo che gli ornitologi hanno dato alla gestione e conservazione dell'avifauna negli ultmi decenni è stato determinante. Penso agli infiniti studi locali su aree importanti per la sopravvivenza degli uccelli che, in molti casi, hanno portato alla creazione di parchi, riserve naturali, oasi ecc. I SIC non sono che la fase più recente di questo lungo processo e, siccome toccano interessi di vario tipo, vengono rallentati od ostacolati in mille modi. Ma non bisogna mollare.



10)Per finire Pierandrea e per dare uno spunto agli appassionati e agli ornitologi più giovani, quali sono a tuo parere le linee di ricerca maggiormente trascurate in Italia, quali quelle più urgenti e che a tuo avviso non meritano ulteriore dilazione?

Nel compilare i testi dell'Ornitologia italiana mi accorgo che moltissimo è stato fatto negli ultimi decenni nel nostro Paese. Ma questo moltissimo, salvo poche eccezioni, è sparso in una marea di articoli e brevi note, a loro volta dispersi in mille periodici nazionali ed esteri. Questo fa capire che molti hanno lavorato per se stessi, pochi per gli altri, quasi tutti senza punti di riferimento. Non cerchiamo colpevoli, perché nessuno ne uscirebbe indenne, ma proviamo almeno in futuro a non disperdere le forze rimaste in campo. Le linee di ricerca da sviluppare in futuro sono, secondo me, quelle riguardanti distribuzione, consistenza, biologia e stato di salute delle nostre popolazioni nidificanti, forse perché da sempre sono stato interessato a questi argomenti. A questi progetti ne andrebbero affiancati altri di monitoraggio delle specie svernanti "non acquatiche". E se ci prendessimo anche la briga di rivedere dal punto di vista tassonomico tutte le nostre popolazioni nidificanti?



11)Ringraziandoti di cuore a mio nome e di tutta Natura Mediterraneo, vuoi aggiungere qualche valutazione finale a margine?

Le mie risposte possono apparire pessimistiche e impregnate di una certa "acidità" dovuta all'età, ma ti assicuro che nel mio intimo spero che gli ornitologi italiani possano presto trovare una loro strada maestra, soprattutto per il bene della nostra avifauna.


Angelo okkione Meschini
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